venerdì 9 aprile 2010
Pecora Nera N°3
Un saluto dalla redazione
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mercoledì 10 marzo 2010
Pecora Nera N°2
Si prosegue l'attività di pseudogiornalismo con il secondo numero di Pecora Nera, il numero di febbraio di questo secondo anno appena cominciato!Buona Lettura!
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martedì 2 febbraio 2010
Pecora Nera n1 Anno 2

Ebbene sì, l'anno ricomincia e ricomincia anche Pecora Nera! Con una nuova grafica, ripartiamo dal primo numero...
Vi lascio qui con l'editoriale e il file da scaricare...buona lettura!
Questo utile razzismo!
In questi giorni l’attenzione del dibattito politico è tornata ad incentrarsi, prepotentemente, sui temi dell’immigrazione e dell’integrazione, “grazie” ai fatti di Rosarno. La cittadina calabrese è stata infatti teatro di una vera e propria rivolta dei lavoratori di colore contro lo stato di degrado e umiliazione in cui sono tenuti a vivere: si sono ribellati non solo per via delle disumane condizioni di lavoro e di domicilio, ma anche per via dei trattamenti ricevuti da parte dell’amministrazione pubblica locale, totalmente insensibile alle loro sofferenze e al loro stato di bisogno aggravato. La popolazione di Rosarno ha reagito violentemente alle dimostrazioni di protesta dei cittadini immigrati, non considerando minimamente le vicissitudini personali e dunque la legittimità delle dimostrazioni.
L’ autorità statale si è subito affrettata a condannare questi atti di violenza e a criminalizzare l’atteggiamento violento dei rosarnesi, che subito è parso agli occhi dell’opinione pubblica velato di connotati razzisti. Visti i continui attacchi perpetrati dallo stesso governo a danno del diritto di libera circolazione sancito dalla Carta dei Diritti dell’Uomo questo sembra un controsenso. Perché adesso si condanna il razzismo, se fino ad ora non si era fatto altro che promuoverlo? La reazione del governo ai fatti di Rosarno è la dimostrazione di come le pessime condizioni di chi emigra in Italia per scampare alle condizioni delle proprie terre di origine (condizioni tra l’altro causate da politiche che vedono i paesi occidentali come più o meno responsabili) sia non solo disastrosa dal punto di vista dei diritti non riconosciuti, ma sia anche arbitrariamente causata dai politicanti. Se essi sono in grado di rifiutare il razzismo in occasioni come queste, ma continuano nei fatti a sostenerlo (come non citare Umberto Bossi), significa che la nostra classe politica ottiene di benefici da un clima di razzismo.
Quali sono questi benefici? Uno su tutti: la possibilità di poter utilizzare un gruppo sociale nuovo, quale quello degli immigrati, come capro espiatorio di tutti i disagi e le ingiustizie che caratterizzano l’Italia di oggi. La colpa non è mai dello stato inaccettabile delle condizioni dei lavoratori; la colpa non è mai delle banche, perenni sanguisughe; la colpa non è mai dei nostri politici inetti che tutto fanno meno che occuparsi seriamente della gente; la colpa non è mai delle grandi aziende che non esitano a buttare sul lastrico migliaia di famiglie per salvarsi il culo. La colpa è sempre degli immigrati: è colpa loro se non si trova lavoro, e non dei padroni che non hanno alcun interesse a crearlo. Questa forma infame di populismo fu applicata per la prima volta nella storia da Adolf Hitler nei confronti degli ebrei. Doveroso ricordarlo. L’unico aspetto in cui questo populismo differisce da quello hitleriano è costituito dal fatto che le finalità del populismo di allora consistevano nell’ eliminazione fisica degli accusati, mentre il populismo di oggi risponde ad uno scopo utile ai padroni. Questo scopo è la creazione di nuove guerre tra poveri,che incanalano la rabbia del lavoratore italiano non sulla sua condizione di sfruttato, ma per l’appunto sull’immigrato, impedendo così al proletariato italiano di prendere coscienza di classe. Precisamente quello che è successo a Rosarno.
E’ ora che tutti gli sfruttati, indipendentemente dal colore della loro pelle, si ribellino a questo stato di cose e comincino a indirizzare la loro rabbia sui veri responsabili di questo stato di cose. E’ ora di dire basta a tutto questo.
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lunedì 21 dicembre 2009
Pecora Nera n18
Un anno dopo
Essì, è già passato un anno dall'uscita del primo numero di Pecora Nera. Un anno intero e 18 numeri ci hanno forgiato, hanno contribuito ad essere ciò che siamo, hanno dato la possibilità a molti di noi di mettersi alla prova, ma soprattutto ci hanno fatto divertire, arrabbiare, e confrontare...con noi stessi prima di tutto. Dopo un anno sono tante le persone che sono passate dietro questa seppur povera redazione: in tanti hanno scritto, corretto e impostato il giornale, in tanti l'hanno distribuito in lungo e in largo e speriamo che in tanti l'abbiano pure letto. Come scrissi nel primo numero il nostro impegno, anzi, il nostro tentativo è quello di fare controinformazione! Molti di voi potranno prendere in mano il nostro giornale e pensare che sia fazioso, di parte...beh, non avete torto: nessuno prenderebbe in mano il nostro giornale per avere delle notizie di prima mano, per sapere nei dettagli come è avvenuta una determinata faccenda, per quello ci sono altre fonti...noi ci limitiamo a dare un punto di vista, sempre diverso, a seconda di chi scrive, ma comune; noi possiamo presentarvi l'analisi di una legge, ma vi presenteremo prima di tutto cosa vorremmo che cambiasse in quella legge. Noi siamo tutto questo e anche qualcosa in più, e ringraziamo veramente di cuore tutti coloro che hanno "sprecato" un po' del loro tempo per leggere il nostro giornale, anche solo un articolo, vi ringraziamo e vi diciamo arrivederci al prossimo anno...quindi al prossimo mese.
"Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti” Antonio Gramsci
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martedì 1 dicembre 2009
Pecora Nera n17
Salve a tutti...innanzittutto vi ricordo l'appuntamento di domani in aula magna di scienze politiche dell'assemblea "Racconti dalla Palestina" (vi rimando a questo post)...in secondo luogo ma non per importanza vi presento il numero 17 di Pecora Nera...Al suo interno potrete trovare:Rockwool, la verità di una "crisi" - intervista al rappresentante Rsu Gianfranco Zurru
Nuova riforma universitaria - analisi del nuovo ddl Gelmini
Stay Human! - racconto dell'incontro con Vittorio Arrigoni
Il pamphlet di Kallinikos - una magistrale analisi di classe
Tutto nasce dal silenzio - parola d'ordine "repressione"
Non siamo una èlite - articolo viscerale sulla situazine attuale
Sia lodato il crocifisso - AMEN!
Buona lettura!
lunedì 2 novembre 2009
Pecora Nera n 16
Ecco a voi il nuovo numero di Pecora Nera. All'interno potrete trovare:- Chi ha tempo non aspetti tempo - Editoriale sull'aumento delle tasse e la lotta studentesca
- Cosa non si fa per un amico... - Salviamo il comune di Catania!
- L'Italia delle etichette - Omofobia e discrminazioni nell'Italia odierna
- L'Italia è Cosa Nostra - Mafia e Stato...un matrimonio che dura ancora
- Iran e America - Anche l'Iran nel mirino degli Americani
- La commedia dell'assurdo: il lodo Alfano - Opinione pubblica e sconfitta morale
- Piano Cemento - Il Piano Casa in Sardegna
- Botte piena e moglie ubriaca - Il trattato di Lisbona
- Urgente: ha le calze turchesi! - Ennesimo scoop di pomeriggio quattro!
mercoledì 7 ottobre 2009
Pochi...ma Buoni!

Dall'ultimo Pecora Nera:
Settembre 2009 è arrivato e gli studenti si sono affrettati per l’immatricolazione ai corsi di laurea triennale e magistrale. La scadenza per le iscrizioni era prevista per il 31 agosto, in vista dei test d’ingresso ai vari corsi ad accesso libero, test chiaramente detti come obbligatori al fine dell’immatricolazione, ma non selettivi. Il 7 settembre gli studenti laureati e laureandi alla triennale accorrono numerosi e si accingono così a compilare un test a crocette di 20 domande e suddiviso in 5 macroaree, mirato alla valutazione di requisiti e conoscenze necessarie all’ingresso al corso di laurea magistrale. Quello stesso giorno i giovani laureati scoprono che il non superamento della prova potrebbe comportare l’esclusione dell’accesso al corso di laurea prescelto. Il panico si scatena fra gli studenti che, terrorizzati dall’eventualità di dover affrontare un anno sabbatico, si chiedono per quale motivo non siano stati informati correttamente e preventivamente riguardo la selettività della prova d’ingresso. Da questo momento è iniziata la ricerca di risposte che potessero spiegare e giustificare tale inconveniente. I rappresentanti degli studenti della facoltà hanno cercato di salvaguardare i diritti degli studenti stessi, attraverso la richiesta di precisi chiarimenti da parte della preside della facoltà di Scienze Politiche e dei docenti, alcuni dei quali sono venuti a conoscenza della questione durante lo svolgimento stesso dei test selettivi. In seguiti alla pubblicazione degli esiti, per buona parte negativi, le nuove matricole si sono trovate a doversi preparare per dei test successivi che avrebbero decretato l’eventuale accesso al corso magistrale, valutando con maggiore precisione le conoscenze riguardo la macroarea non superata durante la prima prova. Analizzando poi il decreto ministeriale 270/2004 (la famosa legge Moratti) e quelli ministeriali del 2007 del ministro Mussi, Il Manifesto degli Studi di Cagliari 2009/2010 e il Regolamento interno dei Corsi di Laurea in Governance e Sistema Globale e in Scienze dell’Amministrazione previsti per lo stesso anno accademico, sono state subito riscontrate delle criticità. Per quanto il personale docente abbia insistito sull’imposizione ministeriale di test d’ingresso selettivi, in seguito allo studio dei vari documenti, è emersa una chiara imposizione in primis da parte dell’Ateneo e successivamente della facoltà stessa. L’assemblea degli studenti, seguita da vari tentavi di pacifica protesta relativamente alla poca trasparenza sulle modalità di svolgimento della verifica, non sembrano aver comportato nessun risultato positivo. Si arriverà presto al numero chiuso, ad una selezione di pochi “ma buoni”, questo è quello che si può dedurre. L’università diventerebbe così il futuro di pochi, un salto nel passato, un ritorno indietro. E’ proprio questo che si vuole per i giovani di oggi? E’ questo che si vuole per la nostra sociètà? E’ giusto togliere la possibilità di avere un’istruzione elevata alla maggior parte dei giovani italiani? A voi lettori non resta che riflettere su quello che sta accadendo così da poter rispondere a tali domande. Di fatto, la facoltà di Scienze Politiche di Cagliari ha ammesso tutti gli studenti che hanno sostenuto il test d’ingresso! Cosa realmente sia successo lo sanno solo “loro”.
sabato 3 ottobre 2009
Pecora Nera n15
Salve a tutti! con un ritardo solo di pochi giorni ecco a voi il nuovo numero di Pecora Nera, finalmente tornato a pieno regime dopo la fine delle vacanze. All'interno di questo numero potrete trovare:- Un anno dopo - analisi della situazione scuola un anno dopo la 133
- Ad ottobre mi aspetto un pò di fresco - lotte: lavoratori e studenti
- Il settembre nero dei precari - analisi della situazione del precariato
- Articolo 21 - libera informazione in libero Stato
- Abruzzo e governo - analisi della situazione attuale dell'Abruzzo
- Etciù! XD - influenza A/H1N1
- Sei impavidi eroi - Afghanistan e imperialismo
- Il lutto nel cuore - Mike sarà sempre nei nostri cuori
- L'eolico selvaggio - parco eolico a Is Arenas
- Pochi...ma buoni - test d'ingresso selettivi in scienze politiche
lunedì 31 agosto 2009
Pecora Nera n14
Ciao a tutti! Ecco a voi il Pecora Nera di Agosto. In questo numero, un pò ristretto per via delle vacanze, troverete:
- L'uomo perfetto nel momento perfetto - analisi dell'uomo politico più importante del momento: Barak Obama
- Il termometro sul termosifone - superenalotto e febbre mediatica
- Il piano Casa - cosa sta combinando la giunta Cappellacci
- RU 486 [...] - la Pillola abortiva e l'Italia della Cei
- E la storia si ripete - gli incendi in Sardegna
- La resistenza operaia - Uno sguardo d'insieme sulla vicenda della Innse
- Gabbie salariali & Co. - Le nuove proposte di una Lega sempre più incisiva
lunedì 10 agosto 2009
E se ci meritassimo chi ci governa?

E se ci meritassimo chi ci governa?
Beppe Grillo. Un comico. Un populista. Un movimentista. Un antipolitico. Un uomo politico. Un capo. Un demagogo. Questi sono tutti termini che si possono associare al nome di Beppe Grillo, e già da qui si incominciano a intravedere le contraddizioni che stanno dietro questo soggetto politico, così in voga in quest'ultimo periodo della nostra povera Italia. Beppe Grillo è un uomo molto pericoloso per il futuro politico Italiano. Pericoloso per tutte quelle persone che vorrebbero cambiare qualcosa. Pericoloso perchè è dannatamente bravo a far sì che nulla cambi, che tutto resti uguale. Da gran burattinaio Grillo (& Co.) muove i fili di tantissime persone, sempre e solo dal suo sito o dalle piazze...sa benissimo che al primo confronto molti di quei fili si spezzerebbero, quindi li evita, li aggira. In tutti questi anni molti di questi fili si sono irrobustiti così tanto che oramai le marionette non hanno più bisogno di essere mosse, vanno da sole, e questa fiducia cieca è quasi impossibile da rompere. Grillo è ben conscio di ciò, infatti, ha aspettato saggiamente del tempo prima di "scendere in campo", prima di buttarsi nella mischia, prima con un finto tuffo nelle primarie del PD, e finalmente con qualcosa di più concreto "In autunno nascerà un nuovo Movimento di Liberazione Nazionale, un soggetto politico a Cinque Stelle, espressione dei cittadini. Un esempio di democrazia diretta."
Questo verticalismo mi fa paura. E' lui che decide i tempi, i modi e gli stessi termini da usare: soggetto politico a cinque stelle? E' come se un Hotel qualsiasi decidesse da solo di darsi le stellette che si merita. E la democrazia diretta dove sta? Forse il caro Beppe ha deciso che fanno fede i commenti sul suo Blog.
E' uguale, identico, spiccicato a chi fa finta di voler combattere. Pensate ai termini che ha usato quando ha tentato di intrufolarsi nelle primarie del Pd, poi andate a cercarvi i termini che usò il caro Silvio nel '94: i discorsi sono pressoché identici, l'uomo nuovo che spazzerà il niente della politica italiana.
Questo qualunquismo mi fa paura. Sembra riemergere il partito dell'uomo qualunque, non importa se sei di destra o di sinistra oramai è tutto una merda, mettiamoci le ideologie sotto i piedi per il massimo consenso possibile: chi se ne frega se poi nei meetup ci sono anche fasci?! Poi tanto le leggi sull'immigrazione Grillo potrebbe tranquillamente mettersi a scriverle con Bossi e Fini...o magari Storace!
Il cittadino medio stufo e schifato dalla politica sceglie di tenersi informato leggendo il blog di Grillo, quello di Travaglio ecc. La sua indignazione si ferma lì. E' questo che ferma tutto, che rende tutto immobile. Il cittadino indignato che legge Grillo per vedere dove altro può dirigere la sua indignazione và in piazza quando Grillo organizza qualcosa in piazza, firma una petizione quando Travaglio ne parla nel suo blog. Questo svuota la persona, la rende succube di questi v.i.p., ne fa un mero seguace.
Ognuno deve fare il suo, bisogna partire dal piccolo, ma ognuno deve prendersi le proprie responsabilità e i propri impegni, sino a che staremo ad aspettare che siano gli altri a fare qualcosa, che sia il personaggio di turno ad organizzare qualcosa saremo persi, non saremo niente. Dobbiamo credere nell'auto-organizzazione, e se ci crediamo dobbiamo smetterla di stare con le mani in mano, altrimenti...ci meritiamo chi ci governa.
martedì 4 agosto 2009
Pecora Nera n13

Ecco a voi il prodotto della fatica di luglio...l'instancabile redazione va avanti....anche se con qualche intoppo...
Eccovi l'editoriale e subito a seguire il giornale scaricabile:
E GLI ABBRUZZESI?PECORA NERA N13
BARACK OBAMA "Grazie per la straordinaria ospitalità. L'Aquila sarà ricostruita, la coraggiosa gente di questa città sarà sempre nel nostro cuore".
MICHELLE OBAMA "Ci avete dato l'esempio di come reagire alle tragedie. Sono molto commossa. io e mio marito siamo molto colpiti da quello che stiamo vedendo e cercheremo di fare tutto il possibile per sostenervi".
Leggendo queste dichiarazioni di mister e miss America non possiamo che commuoverci e ringraziare a nome dell’Italia tutta e degli Abruzzesi nello specifico per la straordinaria idea del nostro primo ministro di tenere il G8 nel capoluogo abruzzese. Ma con la solita diffidenza che contraddistingue questo giornale mi soffermerei un attimo e cercherei di capire cosa si cela dietro tanto buonismo e ottimismo. Mi domanderei come realmente hanno accolto il G8 la popolazione che quella tragedia la hanno vissuta sulla pelle e non attraverso i giornali, mi domanderei come mai nella maggior parte delle immagini che le televisioni trasmettevano dall’Aquila raramente, se non quando sapientemente studiato, si intravedeva quella stessa popolazione, insomma mi domanderei: dove erano gli abruzzesi? Nonostante l’informazione sia stata filtrata dalle migliori menti dell’enturage del governo italiano qualche risposta alle mie domande me la sono potuta dare. La popolazione abruzzese già frustrata dalle calamità naturali ha dovuto subire un'altra calamità stavolta umana. Per garantire la sicurezza e un adeguata organizzazione degli spazi il governo ha dovuto restringere la libertà di movimento degli abruzzesi, per garantire l’accoglienza ai vari primi ministri famiglie e collaboratori ha dovuto utilizzare spazi sottraendoli alle destinazioni che più si addicevano ad un territorio terremotato. Così mentre la creme dei vertici mondiali venivano accolti senza dover rinunciare alle comodità che gli si addicono, la popolazione non solo continuava a vertere in situazione disagiata ma ha dovuto subire un ulteriore limitazione alla propria azione individuale.
Credo che sia doveroso mettere in luce tale problematica emersa non solo per una questione di umanità ma anche perché ritengo obbligatorio evidenziare l’enorme contraddizione che ha contraddistinto questo G8 ancor più degli altri summit.
Se già l’istituzione stessa del G8 è una contraddizione di per se dove 8 capi di stato decidono le sorti di un intero pianeta e dove si discutono questioni con l’intento sbandierato di dare aiuto ai così detti paesi del terzo mondo senza che questi siano presenti o se presenti con un potere decisionale pari a zero, il G8 del 2009 ha l’aggravante di aver sfruttato un territorio già frustrato con l’esplicito intento di metterlo sotto i riflettori mondiali evitando così che tale disastro venga dimenticato, ma causando implicitamente un ulteriore danno a quello stesso territorio. Credo che tale idea non abbia niente a che fare con l ‘intento che è stato esplicitato. Sicuramente si trattava di pubblicità ma non per l’ Abruzzo ma ancora una volta dell’ ego smisurato, e purtroppo per noi in continua ascesa, di quel piccolo e buffo ometto che con nostro grande dispiacere ci governa.
martedì 30 giugno 2009
Pecora Nera Numero 12
Eccoci di nuovo qua, dopo un pò di assenza dovuta agli esami e alla poca attività che in questo periodo il collettivo sta facendo...tra questa continua ad andare avanti il giornalino, anche se solo mensilmente durante i mesi estivi...Questo numero di Pecora Nera non verrà stampato, per questo potrete trovare all'interno numerose foto a colori, ma verrà solo distribuito a tutti i contatti in nostro possesso.
Un saluto a tutti!
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mercoledì 3 giugno 2009
Pecora Nera numero 11
Ecco il nuovissimo numero di Pecora Nera pronto da scaricare, ed eccovi l'editoriale:Capitalismo: storia di un sistema fallimentare
Era l’agosto del 1991 quando, dopo settant’anni circa di vita, crollava l’URSS in seguito al fallimento del Putsch di Mosca e alla realizzazione del piano riformatore voluto da Gorbacev e appoggiato da Eltsin -probabilmente coadiuvato dalla CIA-. Ѐ diventato impossibile, da allora, tenere conto delle infinite lodi e delle dichiarazioni di presunta superiorità del capitalismo formulate dagli ideologi (la gran parte dei quali nei libri paga dei padroni) di questo stesso sistema: si è gridato alla fine della Storia e della lotta di classe, si è eletto il capitalismo a sistema perfetto e definitivo, si è sancito il dominio eterno del libero mercato e del profitto.
Dopo quasi vent’anni sono le continue guerre, privazioni e crisi periodiche a dimostrare che questi giudizi sono quantomeno azzardati se non del tutto falsi e velleitari, dato che alla prova dei fatti il sistema capitalista si è dimostrato completamente incapace di offrire al genere umano il benessere e la stabilità che prometteva e di cui pretende tutt’oggi di farsi unico portavoce. Proviamo ora a chiederci: cos’è il capitalismo? Fondamentalmente, è un sistema socio-economico basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, controllati da una minoranza che sfrutta la forza-lavoro della stragrande maggioranza della popolazione con l’unico obiettivo di ricavarne del lauti profitti. E tentiamo poi di chiederci: può questo processo realizzarsi in modo pacifico e soddisfare i bisogni collettivi? Bisogna chiaramente affermare che no, non è così, e tutto lo sviluppo storico dalla prima metà dell’800 ad oggi non fa che confermare ciò. Il conflitto è infatti inevitabile in ogni tipo di società divisa in classi, essendo insito nella sua stessa natura. Assistiamo a lotte di classe quando i governi varano leggi e leggine che attaccano i lavoratori (vedere ad esempio l’attuale attacco al contratto collettivo in Italia); assistiamo a lotte di classe quando i lavoratori stessi si organizzano per ribellarsi a tali attacchi (come è accaduto e sta accadendo praticamente ovunque in questi mesi); in fondo assistiamo a lotte di classe anche quando il conflitto appare spostato su altri fronti differenti da quello prettamente produttivo, come ad esempio le guerre con le quali i predoni imperialisti di tutto il mondo si contendono le zone e le risorse del pianeta (i conflitti in Iraq e Afghanistan sono solo i più recenti fra i tanti). Tutti questi sono solo alcuni dei sintomi presentati da un sistema socio-economico in putrefazione, che si presenta oggi più che mai come un vero e proprio muro di gomma. Sono proprio le lotte dei lavoratori, tanto svilite a destra quanto tradite da certa sinistra, a rappresentare la reale forza di cambiamento che può ambire ad abbattere questo muro, sulle cui macerie sia possibile edificare un nuovo modello di società. Una società basata sulla cooperazione e non più sulla concorrenza, sul collettivismo e non sull’individualismo, sulla solidarietà e non sull’egoismo: è questa l’unica via realisticamente perseguibile per evitare che l’umanità continui a sprofondare nella barbarie più totale. Il capitalismo è in affanno in ogni ambito: politico, militare, sociale ed economico. Così come ogni sistema in decadenza è stato storicamente superato, così non può che essere per l’attuale sistema dominante, checché ne dicano i suoi sostenitori ed ideologi.
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giovedì 28 maggio 2009
C’era una volta il partito comunista.
A volte capita ad ognuno di noi di guardarsi attorno e di cercare di capire da cosa è circondato. Questo stesso tipo di ragionamento è asportabile alla tematica politica, cioè, così come il cittadino nella sua dimensione lavorativa è circondato da una serie di mansioni da portare avanti giorno per giorno, allo stesso modo il cittadino politico si trova in mezzo ad una folta schiera di pensieri ed ideologie, spesso senza riuscire a capire quale sia la sua giusta collocazione politica. Quando chi vi scrive tratta tali discorsi è solito raccontare l’ esperienza di un bolognese politicamente di sinistra, nato nel 1950. Tale persona per motivi di famiglia si è dovuto trasferire in Giappone a circa diciotto anni per poi, dopo essersi creato una stabile situazione economica, ritornare in Italia pochi anni or sono, precisamente nel 2006. Il nostro protagonista che chiameremo Abbondio, nascondendo in tal modo la vera identità del personaggio, si ritrova dopo trentott’ anni paracadutato nuovamente nella sua Italia senza aver avuto nel corso degli anni in cui è stato lontano dalla sua madre patria, la possibilità di conoscere con chiarezza ciò che stava succedendo nella Stessa.Da buon uomo politico qual’ era, Abbondio, una volta sbarcato in Italia ha deciso immediatamente di tornare ad occuparsi di politica in modo attivo, spinto dal ricordo degli anni che furono, gli anni in cui malinconicamente ha dovuto abbandonare, senza volerlo, le lotte studentesche per partire con la famiglia in Giappone.
Purtroppo però lo scenario politico Italiano era totalmente cambiato e lui non era consapevole di ciò.
Tentò intanto di ritrovare una dimensione politica nella quale inserirsi per dare il suo contributo ma immediatamente dovette abbandonare questa sua scelta, in quanto non era presente nessun partito che lo soddisfacesse veramente. Ancora oggi Abbondio vive la sua battaglia politica dall’ esterno senza nessuna tessera partitica, nostalgico dei compagni che lo circondavano nelle lotte all’ università, tutto ciò nell’ incapacità di riuscire a spiegare a se stesso il motivo per cui le vicende politiche erano totalmente cambiate.
Così Abbondio decise di scrivere due parole che io ritrovai nella casa che mi diede in affitto a Bologna: “ l’ Italia ahimè è cambiata, la sinistra non è più in grado di coinvolgere la massa, non si occupa di creare un modello da opporre al dilagante Berlusconismo, ma cerca di arginarlo con gli stessi mezzi. Il partito comunista non è più quello di una volta, che faceva della sua scuola politica il perno su cui creare le nuove classi dirigenti, oggi è diverso, oggi i compagni si sfidano nel ricordo, si frammentano davanti all’ idea di chi sia più marxista dell’ altro, senza ricordare che per lottare contro il sistema capitalistico è necessario essere uniti quanto mai. Ne ho visto è letto di tutti i colori, il partito marxista leninista, il partito comunista dei lavoratori, il partito d’ alternativa comunista, sinistra critica, rifondazione comunista che si frammenta ulteriormente e tanti tanti altri. Vedo dei partiti che non sono più vicini ai lavoratori, o che se lo sono, fanno a gara per diventare quelli che tra tutti sono i “più” vicini ai lavoratori. Mi sembra che sia giunto il momento di dire basta, il momento di tornare a combattere insieme per una società diversa, basata su valori e non sulle poltrone, sulla volontà di star meglio solo se stanno meglio tutti e ciò si può fare senza la necessità di guadagnare dodici mila euro al mese.”
Queste parole che ho trovato su un piccolo foglietto di carta, imbrattato dal giallore del tabacco, le ripropongo a voi, nella speranza magari di riuscire a suscitare nel vostro io qualcosa, anche se, so benissimo che probabilmente si tratterà di parole al “vento”.
martedì 19 maggio 2009
Pecora Nera n 10
Qualche giorno di assenza dovuto essenzialmente alla creazione del nuovo Pecora Nera. Siamo arrivati al numero 10, ciò vuol dire che già 5 mesi sono trascorsi dall'uscita del primo numero. Speriamo di continuare così.Ecco a voi l'editoriale:
Westler d'Itaglia
Centro-sinistra oggi. Difficile parlare di un qualcosa il cui nome non corrisponde al significato. Il centro-sinistra di oggi è formato da tre partiti: Italia dei valori, partito socialista, partito democratico. Per risalire alla situazione attuale bisognerebbe ricapitolare tutte le alleanze, le scissioni, le migrazioni, ma ciò sarebbe noioso oltre che piuttosto complicato. Meglio parlare della situazione odierna. Qualcuno dice che il centro-sinistra ha avuto (e sta avendo) una graduale e interminabile degenerazione. Si può parlare di degenerazione nel nostro caso? Qualcosa che non ha nemmeno più le sembianze di ciò che era, non è un qualcosa di degenerato, è un qualcosa di irrimediabilmente mutato. Quali sono le idee di sinistra portate avanti da questi partiti? Quali sono le politiche di sinistra che gli appartenenti quest'area vanno propagandando? La risposta è la stessa per entrambe le domande: nessuna. Oramai l'ideologia non serve più a niente, nella politica di oggi serve solo andare a Porta a Porta o a Ballarò, scontrarsi con gli avversari politici di turno e stop, tutti a casa felici e contenti. Quando mi capita di soffermarmi a guardare un programma qualsiasi, con ospiti dei politici di fazioni diverse, mi sembra di assistere ad uno spettacolo di Wrestling. Davanti a me non ho due -o più- omoni in mutande che fanno finta di darsele di santa ragione, osannati dalle rispettive tifoserie, ma ho due -o più- ominidi in giacca e cravatta, che fanno finta di litigare -verbalmente purtroppo- con le rispettive tifoserie, che applaudono le loro abilità retoriche o più probabilmente la battuta velenosa sull'avversario. La differenza è che i wrestlers sono molto più bravi a non farsi scoprire, dopo l'incontro, a braccetto con l'avversario...crollerebbe tutto il castello di carte! I nostri politici oramai non si curano neanche di questo, basti ricordare il famoso video di Luciano Violante alla Camera dei deputati che svela tutto il giochino del conflitto d’interessi e di Mediaset: il centro-sinistra assicurò a Berlusconi che non avrebbe sfiorato il suo conflitto d’interessi né le sue televisioni sin dalla sua discesa in campo (1994). Nel mentre il gioco delle tre carte continua come se niente fosse, i soliti politici continuano a fare la staffetta per governare, e la maggioranza degli italiani continua a credere che ci sia un conflitto insanabile tra destra e sinistra.
Ma in questi ultimi anni un partito nuovo sta prendendo sempre più consensi nel centro-sinistra: L'Italia dei Valori, il partito di Antonio di Pietro. Sarebbe bello sapere cosa questo partito abbia di sinistra, infatti, a partire dalla sua struttura verticistica e tutta concentrata nella figura del suo leader, sembra più ricalcare le forme di un altro partito, nato nel 1994, grazie a Dell'Utri. Ma, la sua politica di stampo liberale a favore dei finanziamenti alle scuole private e la difesa senza sconti delle forze dell'ordine - anche nel caso del G8 di Genova - sono indubbiamente di sinistra.
In questa Italia malata le persone di sinistra oggi dovrebbero porsi un quesito: cos'è peggio nel nostro Paese, un uomo come Berlusconi, che sta mettendo su un regime mediatico-populista dai tratti fortemente autoritari? Oppure dei finti partiti di una finta opposizione, che con il loro finto dissenso perpetrano questa situazione, mascherando la loro azione politica e facendo in modo che nulla cambi, che tutto rimanga uguale?
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giovedì 14 maggio 2009
Cercasi fotografi!

Ciao a tutti, questo è un appello per tutti coloro che girano attorno al mondo studentesco, alle sue mobilitazioni, alla sua vita. E' un appello mirato per tutti coloro che fotografano tutto quello che ci può essere di interessante nel mondo sopra descritto: manifesti, striscioni, manifestazioni, scritte sui muri, sit-in, bandiere, lezioni eccecc. Se vi piace fotografare questo genere di cose e volete pubblicare nel giornale Pecora Nera o/e nel blog le vostre foto mandatele alla nostra e-mail: scienzepoliticheoccupata@gmail.com
Se possedete già delle foto che secondo voi possono essere adatte mandatele e vi saremo grati...infatti, l'esservi grati, sarà l'unico ricopensa che potremo darvi ovviamente...
Se prima di parteciparvi volete togliervi qualche dubbio scrivete pure senza problemi.
A presto e grazie!
mercoledì 6 maggio 2009
Pecora Nera numero 9
Di seguito l'editoriale:
Guardare al passato per cambiare il futuro
"Senza memoria non c'è futuro": questo breve slogan riassume perfettamente l'orientamento da tenere di fronte ai due anniversari che si susseguono in questo periodo, vale a dire il 25 aprile (festa della Liberazione dal nazi-fascismo) e il 1° maggio (festa dei Lavoratori). Date che troppo spesso e sempre più rischiano di diventare specchietti per le allodole ad uso e consumo delle istituzioni dello Stato, con sfarzose celebrazioni che ricadono inevitabilmente nella routine delle medaglie d'oro al Valor Civile, dell'invocazione dell'unità nazionale, della retorica populista ed ipocrita. Una cosa invece va detta chiaramente e cioè che queste due date non sono di tutti, come vorrebbero farci credere: sono anzitutto dei lavoratori e delle masse popolari... Erano proletari e rivoluzionari quelle migliaia di partigiani che volevano sconfiggere il fascismo non per restaurare una presunta democrazia (che ha successivamente mostrato e continua a mostrare il suo vero volto di classe) ma per costruire una società diversa in cui sarebbe stato abolito lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e il primato dei profitti su tutto e su tutti. Erano proletari quegli operai che il Primo Maggio del 1886 a Chicago iniziarono uno sciopero per rivendicare le otto ore di lavoro e che per tutta risposta vennero attaccati dalla polizia (sempre pronta oggi e ieri a difendere gli interessi dei capitalisti): fu da allora che quella data venne scelta per celebrare la Giornata Internazionale dei Lavoratori. Anche quest anno, dicevamo all'inizio, saranno celebrate in Italia le date del 25 aprile e del 1° maggio. E saranno celebrate parallelamente ad una delle crisi più dure che l'economia capitalista ricordi, con migliaia di lavoratori in lotta e migliaia di disoccupati che lavoratori non lo sono più ma che promettono anch'essi battaglia, con migliaia di lavoratori precari sempre più precari e sempre meno lavoratori: è in questo sfondo sociale che si deve cercare la ragion d'essere delle due date. Tra ignobili tentativi di riscrivere la storia (equiparando le bande di Salò ai partigiani e tirando fuori dal cilindro la presunta tragedia delle foibe) e dichiarazioni di "speranza" e di augurio a quei lavoratori che hanno perso il posto (evitando come sempre di parlare delle responsabilità e dando la colpa al cieco destino) i vari capi di Stato, capi di Governo, ministri in auto blu, ecclesiastici, parlamentari all'opposizione svuotano come al solito queste ricorrenze dei reali significati e li riempiono con i loro, certamente più moderati e politically correct. Essi conducono questa operazione non per caso, bensì perché hanno paura di quei significati, hanno paura dell'enorme potenziale che si nasconde dietro alla memoria: è solo dalle lezioni del passato, infatti, che si può imparare per agire nel presente e cambiare il futuro. E' questo, essenzialmente, il compito che spetta a chi vuol far si che le cose cambino. Contro chi inventa una sua verità e contro chi trasforma 25 aprile e 1° maggio in qualcosa di inoffensivo e puramente celebrativo, rilanciare in queste due importanti giornate la lotta di classe che infiamma il pianeta è la sola ed unica via di risposta e di riscatto.
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giovedì 30 aprile 2009
Nous voulons tout…
Dalla Francia è arrivato questo articolo sul movimento studentesco...eccolo:Nous voulons tout…
Attraverso questo articolo vi voglio dare un quadro della situazione in Francia, che non è poi così diversa dalla nostra. Le strategie del governo francese non differiscono poi così tanto dalle logiche italiane. Nell’estate 2007, la ministra dell’istruzione francese, Pécresse (anche in Francia il ministro dell’istruzione è una donna..piccola analogia), aveva fatto approvare la Legge LRU “Legge sulla Libertà e la responsabilità delle università”, seguita da un aumento salariale per i rettori da 12000 fino a 40000 euro, avente solo lo scopo di incantare e abbagliare i rettori francesi. Il testo definitivo della legge è stato poi approvato, in modo forzato, nell’ ottobre 2008, questo nuovo decreto prevede la possibilità per i rettori di decidere separatamente, per ogni docente universitario, il numero di ore di insegnamento, senza limite massimo. Ma viene rispettato in principio Egalitè. La legge, inoltre, prevede, per i prossimi 5 anni, il raggiungimento per tutte le università dell’autonomia finanziaria e di gestione delle risorse umane. Ciò vale a dire che le Università più piccole saranno sfavorite, avendo minori entrate rispetto a università con un bacino di iscritti superiore, portando quindi ad un abbassamento della qualità dell’insegnamento. Inoltre, un'altra conseguenza sarebbe quella di creare dei poli universitari di eccellenza a discapito delle piccole università. Quindi, ciascuna università autonoma avrà la possibilità di stabilire in piena libertà le tasse di iscrizione. Ci vedete qualcosa di simile alla legge 133 e alla negazione dei fondi per quelle università che non rispettano i vincoli di bilancio imposti? Inoltre, la legge Lru prevede un cambiamento dello statuto dei ricercatori, quest’ultimi non hanno più la sicurezza nel posto di lavoro e non hanno più il diritto alla retribuzione nei periodi di vacanza. Inoltre, la legge Lru prevede la soppressione di 1090 posti di lavoro. Il 2 febbraio, alla Sorbona a Parigi, 313 delegati del mondo accademico, provenienti da tutta la Francia, hanno rigettato integralmente il progetto di riforma accusando il governo Sarkozy di voler smantellare l’insegnamento pubblico. La prima grande manifestazione si è tenuta il 29 gennaio ed ha visto uniti studenti, professori, ricercatori dottorandi e personale amministrativo. In seguito sono state occupate più di 70 Università. Il movimento universitario francese si organizza attraverso delle assemblee giornaliere e settimanali nelle quali vengono votate le proposte inserite in un apposito ordine del giorno. Alcune Università hanno solo occupato una aula per potersi coordinare, altre sono passate a delle forme più dure come il blocco totale dell’ Università. Singolare è il modo in cui sono stati bloccati i vari edifici dove si tengono le lezioni: blocco delle porte con sedie e tavoli. Dopo quasi 2 mesi di mobilizzazione la lotta non sembra arrestarsi anzi continua a crescere, ogni settimana viene fatta una piccola manifestazione che raccoglie studenti e professori. Gli studenti minacciano di non fermarsi fino a che la legge non verrà ritirata in tutte le sue parti. In questi giorni la ministra Pétresse è impegnata in alcune pseudo-negoziazioni con i sindacati, ma non ha intenzione di accettare nessuna delle rivendicazioni del movimento studentesco. In conclusione, dopo la crisi sociale e la crisi economica ci sarà anche una crisi culturale. Ma forse è quello che i nostri grandi politici europei hanno intenzione di fare, rendere la società più ignorante per metterla a tacere. Organisons nous pou prendre ce dont nous avoin besoin!
lunedì 27 aprile 2009
Imperialismo e balle atomiche
Imperialismo e balle atomiche
La crisi economica continua a decimare posti di lavoro, a rendere ancora più miserevoli le condizioni di vita degli emarginati e, in Italia, ad abbattere le importanti conquiste condotte dalle lotte operaie e studentesche negli anni ’60. Il G20 di Londra ha prodotto solamente un mucchio di belle fotografie da dare ai giornalisti, in quanto in concreto non è stato concluso nulla. La soluzione alla crisi è ancora un argomento scottante:esiste? Non esiste? Si raggiungeranno degli accordi? Nessuno a Londra ha visto lo spiraglio, anzi. Da un qualunque governo che abbia al centro del proprio operato il benessere comune (parola con la quale tanti leader mondiali si riempiono la bocca, ma di cui, a quanto pare, non conoscono il significato), ci si aspetterebbe come minimo una riduzione del deficit pubblico iniziando dall’abbassamento delle spese militari, gravosissima voce di bilancio all’interno di qualunque stato occidentale. E invece cosa si sono detti i nostri amici delegati della NATO il 3 e 4 aprile al vertice di Kehl e Strasburgo? Aumentiamo le spese militari -gli Stati Uniti del nuovo principe dei media, Obama, hanno intenzione di aumentare ancora il dispiegamento di forze armate in occupazione in Afghanistan aggiungendo altri 5000 soldati, e di rafforzare gli stanziamenti economici impiegati in questa zona con ulteriori 100 milioni di dollari-, continuiamo con la nostra opera di rafforzamento imperialista nelle zone ex comuniste-Croazia e Albania, che sono le nuove nazioni entrate a far parte del club degli Amichetti della Libertà (di qualcun altro). L’imperialismo non conosce crisi. Tutti, a riguardo di questioni militari recenti, hanno in mente le dichiarazioni velleitarie e irrealizzabili che Obama ha espresso poco prima del vertice UE-USA, dirette a Putin: “Abbasso le armi nucleari!Disarmo subito!W dio” e via proseguendo. Irrealizzabili perché la NATO stessa minaccia la Russia di Medvedev e Putin con un espansionismo strategico in quello che una volta era il suo giardino fiorito, ossia l’Europa dell’est. Le politiche di questo espansionismo hanno portato alla costituzione del progetto dello scudo antimissile contro la Russia, che motivato dalla sua strategia di difesa preventiva appoggiata anche da Obama, tende a riportare ai massimi livelli le spese militari, soprattutto nel campo dell’NCB, e dunque un aumento considerevole dell’arsenale atomico. È normale che i russi si sentano un tantino preoccupati e che perciò tendano ad escludere qualunque politica di disarmo,vedendo che con il Patto Atlantico si è fatto l’esatto opposto. Allegro, Barack! Per poterti insegnare a mentire con grazia, abbiamo qui per te un biglietto aereo destinazione Roma. Ci sarebbero invece da prendere in seria considerazione le dichiarazioni di gennaio formulate dall’attuale Segretario Generale della Nato, l’olandese Jaap de Hoop Scheffer, secondo il quale non sarebbe improprio un intervento delle forze del Patto Atlantico nell’ambito del conflitto Israelo-Palestinese. Sappiate che a dicembre è stato siglato il “Programma Individuale di Cooperazione” fra NATO ed Israele: ricordate i bombardamenti a tappeto sul Vietnam pianificati da Westmoreland? Non dico che ci siamo, ma non disperiamo! Conosciamo perfettamente l’amore di Washington per i fuochi artificiali, e considerate gli ultimi episodi di pulizia etnica sulla Striscia di Gaza, ai quali è seguita l’elezione alla carica di primo ministro d’Israele del nazionalista conservatore Benjamin Netanyahu, penso che abbiamo molte speranze di vederne parecchi, di botti.Noi antimperialisti dov’eravamo?C’eravamo, c’eravamo. Ma purtroppo non siamo riusciti a portare in primo piano una solida piattaforma che accomunasse le istanze di base di tutto il movimento anti-imperialista. Le differenze dei vari gruppi antagonisti militanti che hanno sfilato in piazza in occasione del vertice, ma anche del G20, sono purtroppo emerse a danno di una base di lotta unitaria. C’eravamo,e possiamo pure dire che eravamo in tanti. Ma non possiamo dire che eravamo uniti. Significa che bisognerà lavorare per delle rivendicazioni comuni durante la preparazione delle manifestazioni di piazza,che vedranno La Maddalena come loro teatro, in attesa del Summit G8. Un gruppo solido, unito, può fare tanto contro la nuova marcia imperialista, alla quale assistiamo attoniti fin dalle sue prove generali, datate 1999.
lunedì 20 aprile 2009
Pecora Nera numero 8
Salve a tutti, ecco in "perfetto orario" il vostro giornale preferito con qualche modifica nello stile. Ho inserito nel file che scaricherete un font (carattere) utilizzato nella nuova impaginazione, inseritelo nell'apposita cartella dei caratteri per una visualizzazione corretta del giornale.E ora eccovi l'editoriale:
Le regole son fatte per essere infrante...
Le elezioni studentesche sono passate. Ci sarà chi vi parlerà dei giorni precedenti, chi vi parlerà dei giorni successivi e quindi dei risultati delle stesse, ma io vi parlerò proprio di questi due fatidici giorni, del primo e del secondo giorno di Aprile, data in cui si sono svolte le elezioni. Ma, prima di tutto, è bene rendere noto il contenuto del secondo comma dell'articolo 11 del regolamento per le elezioni delle rappresentanze degli studenti, che recita: "Durante le elezioni è vietata ogni forma di propaganda". Una frase semplice, veloce e che non può essere soggetta ad interpretazioni. Almeno così parrebbe a chi vi scrive. Evidentemente, però, molti candidati non avevano ben letto il regolamento oppure lo avevano interpretato in maniera differente/errata. Ma, dopo tutto, le regole son fatte per essere infrante...sicuramente quando ci fa comodo. Nel polo giuridico-economico eravamo ben consci che tale problema si sarebbe potuto verificare, già forti dell'esperienza di qualche studente "anziano" nelle scorse elezioni studentesche. Così, in questi due giorni, quasi tutti i membri di Entula Arrubia e della Poderosa si sono adoperati per vigilare il rispetto dell'articolo 11. Missione assai ardua quando tutte le altre liste -esclusa Università Futura- facevano in modo di aggirare o non rispettavano in maniera evidente la semplice e chiara norma. Alcuni degli stessi candidati di Unica 2.0, che a quanto pare in altre facoltà si sono mobilitati per il rispetto dell'articolo, nel nostro polo andavano in giro con la magliettina della loro lista, quasi a voler fare fessi tutti gli altri. I vostri prodi, nel mentre, andavano in giro su e giù per tutta la salita, con dei cartelli che ricordavano ai più sprovveduti i contenuti dell'articolo 11. Ma i colleghi di Unica 2.0 sono stati degli angioletti paragonati ai candidati di UxS, che non solo accompagnavano la gente ai seggi -che ormai sembra una pratica così comune da non potersi neanche lamentare- ma volantinavano senza pudore lungo la via. Il punto di non ritorno questa lista l'ha raggiunto quando, alcuni dei suoi membri, sono stati colti a distribuire volantini di Università Futura per screditarla, visto il loro comportamento ineccepibile durante quei giorni -è dura dover rendere merito ai fasci-. Naturalmente, i ciellini non potevano tollerare che il fondo lo toccasse solo UxS, quindi, da bravi pionieri dell'irregolarità elettorale, hanno chiamato rinforzi da tutta l'isola per aiutare i Nostri ad accompagnare studenti ignari e disinformati a votare la loro birra preferita. Le due giornate di fuoco si sono chiuse con tanti incazzi e pochi provvedimenti presi da parte dei presidenti di seggio che, nella maggior parte dei casi, preferivano tenere una benda sugli occhi. Se non credete a ciò che avete letto oppure vi maledicete per esservi persi un tale spettacolo non temete, non dovrete aspettare altri tre anni per verificare o rimediare, vi basterà aspettare qualche mese, quando, durante le elezioni dei rappresentanti degli studenti per i consigli di corso, si ripresenterà tutto da capo.
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