venerdì 9 aprile 2010
Pecora Nera N°3
Un saluto dalla redazione
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martedì 6 aprile 2010
venerdì 2 aprile 2010
25 Aprile
di quella Repubblica che dall’antifascismo dice di aver tratto la sua
ragione fondante… indubbiamente Lussu, Parri, Calamandrei o Amendola
pensavano che ci sarebbe stato uno scarto netto tra il fascismo e la
democrazia, ma è ormai storia che per i Prefetti di tutta Italia (e
non solo per loro) non fu esattamente così !
Nel vuoto delle commemorazioni ufficiali (ma cosa dovremmo aspettarci
da Floris, Cappellacci e Milia ?) qualcun altro ha dato un altro senso
a questa data: sono i cripto fascisti che, strenuamente difesi dalle
forze dell’ordine, commemorano ogni anno nel 25 aprile la continuità
tra se stessi, lo stragismo degli anni 60/70/80 ed il fascismo
storico. Per meglio sottolineare questa loro posizione organizzano un
happening con tanto di saluti romani ai caduti, e la partecipazione di
sant’uomini come Ciavardini o Merlino a raccontarci quanto si sono
sacrificati per la Patria.
Finora tutti i Prefetti di Cagliari hanno autorizzato questo teatro:
vuole il Prefetto Balsamo unirsi questa tradizione ?
Intende confermare l’opinione che il pubblico si è fatta di lui dopo
la brillante operazione di sgombero poveri a Giorgino ?
In realtà poco importa quale opinione abbia il sig. Prefetto, o i
politici chiamati la mattina a deporre corone di fiori per i martiri
della liberazione nazionale, ma pronti a finanziare e sdoganare gli
esegeti del fascismo.
Non deve infatti destare scandalo che i politici fiutino il vento, e
si mantengano sempre in quello stato di ambiguità che li rende “non
troppo impresentabili”: non a caso in tutti questi anni nessun
rappresentante delle maggioranze politiche locali (e ben pochi delle
opposizioni) ha preso esplicitamente posizione in merito alle truci
parate del 25 aprile.
Così come non scandalizza che a difesa dei fascisti si schieri tutta
la Questura di Cagliari, e che la si trovi pronta a fermare,
identificare ed in qualche caso disperdere e denunciare chi - per
sbaglio o intenzionalmente - incroci nei pressi della parata fascista
con un abbigliamento o un atteggiamento in tema con ciò che (in
teoria) si festeggia il 25 aprile.
Di fatto le provocazioni fasciste sono sempre state comode alla
polizia, che usa queste occasioni per aggiornare i nostri fascicoli -
come di consueto quando l’indignazione porta le persone manifestare la
propria protesta nelle piazze. Se qualcuno risulta un po’ troppo
presente nelle proteste, ecco che il suo fascicolo andrà ad
accrescersi al punto da permettere alla Questura di inviare
“ammonizioni formali” (Avviso Orale), anticamera della richiesta alla
Magistratura per l’adozione di misure restrittive della libertà
personale (Obbligo di Firma, Obbligo di Residenza, Restrizioni di
Orario, ecc.). E come effetto collaterale delle proteste antifasciste
dello scorso anno sono stati sette gli “avvisi orali” emanati dalla
Questura, andando a colpire alcune delle persone più presenti e più
scomode in quel composito panorama del cosiddetto “movimento”, e più
precisamente tra la sua componente anarchica e studentesca.
Il mito del “fascismo del 2000”, che rinnoverebbe i propri riferimenti
e il proprio linguaggio, diventando in grado di crearsi un consenso di
massa, andrebbe ridimensionato e diluito nel quadro di una intera
società che esprime una identità sempre meno inclusiva, un consumismo
superficiale, una cultura brutale ed un ceto politico violento e
rapace. Anzi, in un tale quadro le forze dichiaratamente fasciste
rimangono tutto sommato una sottocultura marginale.
E’ verso questo contesto che dobbiamo rivolgerci e reagire, e vogliamo
perciò costruire un percorso verso il 25 aprile, che passi attraverso
un dibattito complessivo circa la deriva reazionaria della nostra
società: il razzismo, il sessismo, il controllo psichiatrico, lo
scontro sociale e l’imbarbarimento dei rapporti di lavoro, la
pressione clericale, la demolizione dell’istruzione pubblica, la
giustificazione e la promozione della guerra, l’ordine e la sicurezza.
Pensiamo che l’antifascismo non si conclude il 25 aprile, ma si
estende alla lotta di tutti i giorni per sopravvivere come esseri
umani tra esseri umani.
Vi chiediamo allora di essere presenti e di partecipare, ancora una
volta, per dire NO AL FASCISMO
venerdì 19 marzo 2010
Auletta spazio aperto II
CLICCA SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRLA
lunedì 15 marzo 2010
Bologna Burns
tra l'11 e il 12 Marzo a Vienna ci sono stati i festeggiamenti
per i 10 anni del processo di bologna da parte dei 46 ministri
dell'istruzione europei, ovviamente il movimento studentesco
europeo non è stato a guardare questa ignobile vetrina..
ma si è mosso attraverso manifestazioni e quantaltro...anche
noi da parte nostra vogliamo far sapere la nostra opinione e
vogliamo ribadire che non possiamo accettare tutto questo.
Qua sotto inseriamo il documento da noi redatto a questo
proposito.
Saluti rossi!cliccaci sopra per leggere il documento
mercoledì 10 marzo 2010
Pecora Nera N°2
Si prosegue l'attività di pseudogiornalismo con il secondo numero di Pecora Nera, il numero di febbraio di questo secondo anno appena cominciato!Buona Lettura!
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lunedì 1 marzo 2010
Auletta spazio aperto!

Entula Arrubia invita tutti all'evento "auletta spazio aperto" la manifestazione organizzata per mercoledì 3 marzo inizia alle 13 con il cumbido sociale, libero cibo per libera offerta, successivamente alle 16 presenteremo il film "tutti giù per aria" seguito da una, si spera, accesa discussione sui temi in esso presenti.
Entula Arrubia con la prima di tante manifestazioni vuole in questo modo ribadire e ricordare a tutti che l' Università oltre ad essere un luogo di formazione in senso stretto e anche, e forse soprattutto, un luogo di cultura, socializzazione e di crescita e sviluppo di coscienze critiche. L'auletta rappresenta in questo senso un luogo fisico e idealtipico nel quale poter portare avanti tali propositi.
Vi aspettiamo!
Saluti
Entula Arrubia
giovedì 4 febbraio 2010
martedì 2 febbraio 2010
Pecora Nera n1 Anno 2

Ebbene sì, l'anno ricomincia e ricomincia anche Pecora Nera! Con una nuova grafica, ripartiamo dal primo numero...
Vi lascio qui con l'editoriale e il file da scaricare...buona lettura!
Questo utile razzismo!
In questi giorni l’attenzione del dibattito politico è tornata ad incentrarsi, prepotentemente, sui temi dell’immigrazione e dell’integrazione, “grazie” ai fatti di Rosarno. La cittadina calabrese è stata infatti teatro di una vera e propria rivolta dei lavoratori di colore contro lo stato di degrado e umiliazione in cui sono tenuti a vivere: si sono ribellati non solo per via delle disumane condizioni di lavoro e di domicilio, ma anche per via dei trattamenti ricevuti da parte dell’amministrazione pubblica locale, totalmente insensibile alle loro sofferenze e al loro stato di bisogno aggravato. La popolazione di Rosarno ha reagito violentemente alle dimostrazioni di protesta dei cittadini immigrati, non considerando minimamente le vicissitudini personali e dunque la legittimità delle dimostrazioni.
L’ autorità statale si è subito affrettata a condannare questi atti di violenza e a criminalizzare l’atteggiamento violento dei rosarnesi, che subito è parso agli occhi dell’opinione pubblica velato di connotati razzisti. Visti i continui attacchi perpetrati dallo stesso governo a danno del diritto di libera circolazione sancito dalla Carta dei Diritti dell’Uomo questo sembra un controsenso. Perché adesso si condanna il razzismo, se fino ad ora non si era fatto altro che promuoverlo? La reazione del governo ai fatti di Rosarno è la dimostrazione di come le pessime condizioni di chi emigra in Italia per scampare alle condizioni delle proprie terre di origine (condizioni tra l’altro causate da politiche che vedono i paesi occidentali come più o meno responsabili) sia non solo disastrosa dal punto di vista dei diritti non riconosciuti, ma sia anche arbitrariamente causata dai politicanti. Se essi sono in grado di rifiutare il razzismo in occasioni come queste, ma continuano nei fatti a sostenerlo (come non citare Umberto Bossi), significa che la nostra classe politica ottiene di benefici da un clima di razzismo.
Quali sono questi benefici? Uno su tutti: la possibilità di poter utilizzare un gruppo sociale nuovo, quale quello degli immigrati, come capro espiatorio di tutti i disagi e le ingiustizie che caratterizzano l’Italia di oggi. La colpa non è mai dello stato inaccettabile delle condizioni dei lavoratori; la colpa non è mai delle banche, perenni sanguisughe; la colpa non è mai dei nostri politici inetti che tutto fanno meno che occuparsi seriamente della gente; la colpa non è mai delle grandi aziende che non esitano a buttare sul lastrico migliaia di famiglie per salvarsi il culo. La colpa è sempre degli immigrati: è colpa loro se non si trova lavoro, e non dei padroni che non hanno alcun interesse a crearlo. Questa forma infame di populismo fu applicata per la prima volta nella storia da Adolf Hitler nei confronti degli ebrei. Doveroso ricordarlo. L’unico aspetto in cui questo populismo differisce da quello hitleriano è costituito dal fatto che le finalità del populismo di allora consistevano nell’ eliminazione fisica degli accusati, mentre il populismo di oggi risponde ad uno scopo utile ai padroni. Questo scopo è la creazione di nuove guerre tra poveri,che incanalano la rabbia del lavoratore italiano non sulla sua condizione di sfruttato, ma per l’appunto sull’immigrato, impedendo così al proletariato italiano di prendere coscienza di classe. Precisamente quello che è successo a Rosarno.
E’ ora che tutti gli sfruttati, indipendentemente dal colore della loro pelle, si ribellino a questo stato di cose e comincino a indirizzare la loro rabbia sui veri responsabili di questo stato di cose. E’ ora di dire basta a tutto questo.
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lunedì 21 dicembre 2009
Pecora Nera n18
Un anno dopo
Essì, è già passato un anno dall'uscita del primo numero di Pecora Nera. Un anno intero e 18 numeri ci hanno forgiato, hanno contribuito ad essere ciò che siamo, hanno dato la possibilità a molti di noi di mettersi alla prova, ma soprattutto ci hanno fatto divertire, arrabbiare, e confrontare...con noi stessi prima di tutto. Dopo un anno sono tante le persone che sono passate dietro questa seppur povera redazione: in tanti hanno scritto, corretto e impostato il giornale, in tanti l'hanno distribuito in lungo e in largo e speriamo che in tanti l'abbiano pure letto. Come scrissi nel primo numero il nostro impegno, anzi, il nostro tentativo è quello di fare controinformazione! Molti di voi potranno prendere in mano il nostro giornale e pensare che sia fazioso, di parte...beh, non avete torto: nessuno prenderebbe in mano il nostro giornale per avere delle notizie di prima mano, per sapere nei dettagli come è avvenuta una determinata faccenda, per quello ci sono altre fonti...noi ci limitiamo a dare un punto di vista, sempre diverso, a seconda di chi scrive, ma comune; noi possiamo presentarvi l'analisi di una legge, ma vi presenteremo prima di tutto cosa vorremmo che cambiasse in quella legge. Noi siamo tutto questo e anche qualcosa in più, e ringraziamo veramente di cuore tutti coloro che hanno "sprecato" un po' del loro tempo per leggere il nostro giornale, anche solo un articolo, vi ringraziamo e vi diciamo arrivederci al prossimo anno...quindi al prossimo mese.
"Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti” Antonio Gramsci
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mercoledì 16 dicembre 2009
TAGLI ALLA DIDATTICA: NON FACCIAMO FINTA DI NIENTE!

Il Ministro Gelmini ha imposto agli Atenei italiani di rivedere nuovamente la loro offerta formativa.
Questo comporterà un peggioramento o un miglioramento della situazione? Valutate voi....
In conseguenza di ciò:
● La triennale in Scienze Politiche passa da Corso di laurea con tre orientamenti ad un corso dal biennio comune e con due indirizzi di specializzazione al terzo anno (politico-internazionale e politico-sociale);
● La magistrale di Governance, che tuttora ha quattro orientamenti, diventa Corso ad indirizzo unico; viene introdotta a fianco ad essa un'altra laurea magistrale, Scienze della Politica, sempre ad indirizzo unico;
● Un Corso di Laurea come Economia e Politiche Europee, che ha ottenuto una certificazione molto importante neanche un mese fa, viene chiuso (rimane solo la sua specialistica, Scienze economiche, che è un Corso Interfacoltà con Economia);
● La triennale di Servizio Sociale e la magistrale di Programmazione dei Servizi Sociali vengono entrambi chiusi, e rischiano l'estinzione a livello nazionale, perché anche le altre Facoltà di Scienze Politiche nel resto d'Italia si stanno comportando come la nostra;
● Tutti i corsi che rimangono (come Amministrazione e Organizzazione e Scienza dell'Amministrazione) devono comunque rivedere il loro piano di studi perché i crediti che gli esami possono avere ora sono 6, 9 o 12, e noi li abbiamo di 5 e 10;
Davanti agli aut-aut del Ministro, la nostra Facoltà è stata costretta a rielaborare la propria offerta formativa in un periodo di tempo brevissimo, lavorando a ritmi frenetici, e senza la tranquillità necessaria ad affrontare una simile prova, di cui non si sentiva proprio la necessità.
L'ultimo Consiglio di Facoltà, che ha approvato questa offerta formativa, ha visto LA DOCENZA FORTEMENTE DIVISA e L'INTERA RAPPRESENTANZA STUDENTESCA CONTRARIA.
Il Ministro Gelmini insiste a dire che questi sono interventi che mirano alla razionalizzazione e all'accreditamento dei Corsi di Studio. A giudicare dagli effetti, non vi sembra che la parola TAGLI possa essere un buon sinonimo di questi provvedimenti?
E questo è solo l'inizio: il disegno di legge Gelmini giace in Parlamento in attesa di essere approvato, pendente sulle nostre teste. Se verrà approvato modificherà l'intera struttura dell'Università italiana, spalancando le porte del Consiglio di amministrazione di ogni Ateneo ad interessi privati e riducendo di fatto gli spazi democratici in esso presenti.
Alcuni dicono che è la fine dell'Università standardizzata, a noi sembra la fine dell'Università e basta... il colpo di grazia di uno stillicidio iniziato più di un decennio fa....
FACCIAMO APPELLO A TUTTI GLI STUDENTI, I RAPPRESENTANTI, I RICERCATORI, LA PRESIDE, I PROFESSORI, PERCHÉ ASSIEME SI ORGANIZZI A GENNAIO UN’ASSEMBLEA DI FACOLTÁ UNITARIA PER RENDERE PARTECIPI TUTTI I COLLEGHI DELLA SITUAZIONE.
venerdì 4 dicembre 2009
Racconti dalla Palestina...le foto!
martedì 1 dicembre 2009
NON C'E' NIENTA DA INAUGURARE!

INAUGURAZIONE DI UN FALLIMENTO
Il 3 Dicembre 2009, dopo 20 anni si inaugura l’anno accademico dell’Ateneo Cagliaritano. Ma cosa c’è da inaugurare?
* Vogliamo inaugurare, per caso, il dimezzamento dei fondi per la ricerca?
* Vogliamo inaugurare, per caso, l’eliminazione di numerosi corsi di laurea?
* Vogliamo inaugurare, per caso, il continuo aumento delle tasse da un paio di anni a questa parte?
* Vogliamo inaugurare, per caso , il processo di privatizzazione dell’università?
* Vogliamo inaugurare, per caso, tutte le nuove riforme con annesso il silenzio di rettore,presidi e corpo docente?
PER NOI C’E’ DA INAUGURARE SOLO
UN NUOVO FALLIMENTO
Contestiamo tutti i partecipanti a questo evento, compresi i molti rappresentanti degli studenti che ,essendo complici di questo sistema, favoriscono i propri giochi di potere partitici o associativi.
Diamo solidarietà a tutti coloro che, seppur invitati, per manifestare il proprio dissenso non si sono presentati a questa buffonata.
Esortiamo i partecipanti, le studentesse e gli studenti a mobilitarsi per una università migliore, anziché farsi abbagliare da false vetrine mediatiche.
giovedì 3 dicembre alle 9 tutti sotto il rettorato in via università per contestare questa parata di ipocrisia!
Pecora Nera n17
Salve a tutti...innanzittutto vi ricordo l'appuntamento di domani in aula magna di scienze politiche dell'assemblea "Racconti dalla Palestina" (vi rimando a questo post)...in secondo luogo ma non per importanza vi presento il numero 17 di Pecora Nera...Al suo interno potrete trovare:Rockwool, la verità di una "crisi" - intervista al rappresentante Rsu Gianfranco Zurru
Nuova riforma universitaria - analisi del nuovo ddl Gelmini
Stay Human! - racconto dell'incontro con Vittorio Arrigoni
Il pamphlet di Kallinikos - una magistrale analisi di classe
Tutto nasce dal silenzio - parola d'ordine "repressione"
Non siamo una èlite - articolo viscerale sulla situazine attuale
Sia lodato il crocifisso - AMEN!
Buona lettura!
lunedì 30 novembre 2009
domenica 29 novembre 2009
Le magliette del collettivo
Saluti rossi a tutti...eccovi le grafiche:
#001
#002
domenica 15 novembre 2009
sabato 14 novembre 2009
Gaza: Restiamo Umani (intervista a Vittorio Arrigoni)
Prima parte
Seconda parte
domenica 8 novembre 2009
venerdì 6 novembre 2009
Due interviste a Daniele Luttazzi
Da lastampa.it :
Il satirico più amato e odiato d’Italia non si ferma. Nuova stagione teatrale (Va’ dove ti porta il clito), tournèe musicale per i club, palestra comica nel suo blog, blitz a RaiNews (“la giornalista è una mia amica”) e un libro per Feltrinelli (La guerra civile fredda). Daniele Luttazzi è ovunque, tranne che in tivù. E ha una certezza: “Silvio Berlusconi è finito, a marzo cade”. Ecco un’intervista senza rete, in esclusiva per questo blog.
Perché riprendere la parodia di Susanna Tamaro?
“In origine era uno spettacolo del ’96, l’autrice mi fece causa e la perse. La prima di una lunga serie. L’ho riscritto per più di metà, il tono è satirico-surreale. Il libro della Tamaro esprimeva tutti quei valori, per me decrepiti, che ne spiegavano il successo. Valori da spazzare via con la satira: si percepiva che portavano con sé qualcosa di fascistoide. Ora quei valori sono diventati un programma di governo. Un incubo esistenziale per molti. Non a caso adesso l’autrice scrive per Famiglia Cristiana”.
Lo spettacolo comincia con un’affermazione impegnativa: “Questo monologo celebra la fine del regno birbonico”.
“Con la bocciatura del Lodo Alfano, Berlusconi giustamente dovrà andare a processo. Tutto un sistema di potere che convergeva sulla sua figura si dissolverà come neve al sole. Credo verso marzo. Andremo a elezioni anticipate, governo tecnico, eccetera. Berlusconi è finito: do questa bella notizia ai lettori. Ora bisogna occuparsi di chi Berlusconi ce l’ha messo. Ovvero gli italiani. Berlusconi è l’ennesima espressione dell’eterno fascismo italico, che come un fiume carsico viene ciclicamente in superficie e provoca danni. Come diceva Petrolini quando qualcuno dal loggione lo importunava: “Io non ce l’ho con te, ce l’ho con quello accanto a te che non te butta de sotto”. Ecco: gli italiani sono quelli accanto a lui. Berlusconi è finito, il berlusconismo no”.
Se gli italiani restano malati di fascismo congenito, perché Berlusconi cadrà a marzo?
“Alcuni indicatori - settori della finanza, economia, politica, industria, Vaticano, USA- segnalano, come un aumento di radon dal sottosuolo, che Berlusconi anche per loro è superato. Da adesso fino a marzo sarà solo un problema di tempi tecnici. Berlusconi andrà a processo, verrà condannato e materialmente salterà. E’ stato già mollato. Servono altri personaggi, dicono Fini. Lo Stato, a quel livello cui noi non abbiamo accesso, non può permettere che uno come Berlusconi demolisca i fondamenti della Costituzione”.
C’entra anche l’immagine dell’Italia all’estero?
“Un po’ sì. Non è possibile che gli italiani siano diventati lo zimbello d’Europa per colpa di una persona malata, che ha problemi con le donne e con l’universo mondo. Questo però, attenzione, è solo l’epifenomeno. E’ molto più grave che Tremonti e Berlusconi, da un punto di vista economico, non abbiano fatto nulla per uscire dalla crisi economica. Assolutamente nulla, anche se il Tg1 di Minzolini non lo dice”.
Anche il Vaticano ha scaricato Berlusconi?
“Sì. La Chiesa è così: finché Berlusconi ha uno stalliere mafioso in casa, va bene. Falso in bilancio, corruzione, leggi ad personam: okay. Se però Berlusconi va a letto con una puttana, allora no, questo non si può fare. Spero che abbiano capito che non esiste una persona più profondamente anticattolica di Berlusconi. I suoi riferimenti sono altri, il suo stesso mausoleo non brilla certo per simbolismi cristiani”.
Lei non è mai stato tenero con il Pd. E’ diventato più indulgente dopo le primarie?
“No. Lo dicevo anche due anni fa, in due interviste a Repubblica e Unità. Stavano tirando la volata a Veltroni e mi chiesero cosa pensassi del Pd. Io risposi che il Pd era un’inevitabile stronzata. Tagliarono domanda e risposta. Il Pd è un progetto inconsistente e sbagliato. Anche la narrazione del Pd è inadeguata. Il Pd non sa chi rappresenta: a chi parla? Cosa dice? Non lo sa. Va sempre in televisione, ma parla a vanvera. Non ha alcuna efficacia. Sentire D’Alema che parla di “amalgama non riuscito” e vederli ancora impegnati nelle baruffe chiozzotte, non stupisce. Però, anche qua: perché un satirico due anni fa c’era arrivato e gli Scalfari no? Stanno ancora lì a fare propaganda”.
Chiederlo a lei fa un po’ ridere, ma esiste un problema di libertà d’informazione?
“Certo. All’origine di tutto c’è il conflitto di interessi berlusconiano. Inoltre, in Italia, la voce libera da appartenenze non ha accesso. Esistono clan di sinistra, clan di destra, chiesa, massonerie. Ciascuno difende interessi particolari. Io aspetto ancora che Repubblica faccia una seria inchiesta sulla Sorgenia di De Benedetti, sui progetti Sorgenia di produrre energia bruciando paglia o metano ad Aprilia e in Val D’Orcia. Oltretutto il progetto Aprilia fu autorizzato da Pierluigi Bersani, quando era ministro. E aspetto ancora che qualcuno chieda conto ai maggiori propagandisti italiani della guerra in Iraq, Giuliano Ferrara e Carlo Rossella, delle centinaia di migliaia di morti innocenti. L’ottava puntata di Decameron parlava di questo, ma mi hanno sospeso alla quinta”.
Internet è più libero?
“Su Internet ho enormi riserve. Innanzitutto è un Panopticon micidiale: i carcerati sono anche i carcerieri. Chi interviene in un blog, è osservatore e osservato. I suoi gusti sono monitorati sempre. La tua personalità viene trasferita interamente in Rete, fino al caso micidiale di Facebook. A quel punto non avrai più difese: c’è un’area del pudore che Internet violenta costantemente. Baudelaire diceva che l’artista è sempre quello che mantiene viva la sua vulnerabilità, la sua sensibilità. Quello che non viene ottuso dall’alienazione. Se non ti proteggi, ti offri alla violenza. Il web diventa uno spazio molto impudico. Inoltre il web favorisce il populismo, come dimostra il caso Grillo. Fra l’altro, la sua “democrazia dal basso” non è che marketing partitico in cui sono esperti quelli della Casaleggio Associati, la società che ne segue le mosse. Il modello è la guerrilla advertising del Bivings Group”.
Però almeno Grillo ha sciolto l’ambiguità: non più satirico, ma politico. Quello che lei gli aveva chiesto dopo il primo V Day.
“Sì e no. L’ambiguità non è stata risolta completamente. Grillo ha creato un partito. Da quel momento, ogni suo punto di vista è pregiudiziale. Fine della satira. Adesso i suoi sono comizi. A pagamento. La satira è politica, ma l’attività partitica è un’altra cosa. Al Franken, grande satirico, si è candidato coi democratici, ora è senatore, e ha subito smesso di fare spettacoli satirici. Grillo no”.
Il satirico, in tutto questo, che ruolo ha?
“Far ridere commentando i fatti. Quando funziona, i bersagli non ridono. Il satririco inquadra il problema e lo mette in prospettiva. Non dà indicazioni su come comportarsi o dire per chi votare, ma fa sì che ognuno si interroghi e cominci un percorso personale di approfondimento. L’arte fa questo: ha tempi più lunghi della politica, ma è inesorabile. Rimane. La satira ha il ruolo della poesia: apparentemente nullo. Ma bisogna credere in ciò che si fa. Poi, una volta scoperte certe cose, il pubblico potrà anche rimpiangere il Matrix di prima, perché magari aveva un buon sapore. Ma il compito del satirico resta quello: provare a svelare il Matrix”.
Molti satirici si sono avvicinati a Di Pietro. Lo stesso Travaglio, da lei “lanciato” in tivù, non lo nasconde. Luttazzi no. Perché?
“Sarebbe un atteggiamento di parte. La satira non è propaganda per questo o quel partito. Con la sua arte, il satirico ricrea un’agorà in cui suggerisce dubbi e lascia liberi di decidere. L’arte ha tempi più lunghi della politica, ma è inesorabile. La satira ha una sua nobiltà, di tipo artistico, molto più potente della semplice denuncia partitica. L’artista è il primo che deve mettersi in discussione, non deve credere di avere sempre ragione. Si tratta di rispettare il pubblico, non di plagiarlo. Io ho ricevuto una solida educazione cattolica. Agli inizi mi capitava di dire battute sulla religione che mi facevano molto ridere, anche se non le condividevo ideologicamente. Dopo vent’anni, ho scoperto che quelle mie battute avevano ragione. Devi fidarti della piccola verità che c’è in una risata. La satira ti rende terzo a te stesso”.
Tutte queste cose, lei potrebbe dirle da Santoro, ma non ci va. Non potrebbe sfruttare lo spazio come Sabina Guzzanti?
“E’ una buona obiezione, ma io conosco il potere del contesto. Ho rifiutato anche Celentano e la conduzione di Sanremo: certi contesti sono più forti di te. Basta leggere McLuhan. Se vai a Sanremo, sei Sanremo. Non sei tu”.
Michele Santoro non è Sanremo. C’è Vauro, c’è Travaglio.
“Vero, ma anche lì c’è un contesto. Santoro è in onda per ordine di un giudice. La dirigenza Rai ha detto esplicitamente che, se potesse, lo farebbe subito fuori. Io non vado in un posto che è una riserva e un altro deve garantire per me. La satira è libera. Quando accetti anche solo un controllo minimo, hai accettato un limite alle tue opinioni. La satira non può avere limiti, a parte quelli di legge”.
Tutto bello, ma così lei si preclude una fetta smisurata di pubblico.
“Non faccio satira “per andare in tv”. Ci vado se posso fare satira. La satira è come un’arte marziale. Quando porti il colpo, la forza che ci metti è l’ultimo dei problemi. Posso colpirti con molta più efficacia col minimo di potenza, se so il fatto mio. Infatti io non colpisco mai a vuoto. A differenza del Pd”.




