mercoledì 27 aprile 2011

Caro Rettore ti scrivo...


In seguito all'appello del Magnifico Rettore a tutti noi studenti e alle nostre famiglie per donare all'Università di Cagliari il 5 per mille, pubblichiamo di seguito la nostra risposta all'appello del magnifico... buona lettura.

Caro Rettore,

crediamo Le sia noto che viviamo tutti in un periodo di Crisi generalizzata, i cui effetti si ripercuotono sulla gran parte delle fasce sociali e su tutti i settori della nostra società. Le famiglie sarde hanno già dovuto affrontare dei sacrifici, e ora Lei chiede a queste ultime un ulteriore sforzo, che risulta essere di fatto un finto sacrificio, visto che il 5x1000, così come da lei affermato, è una tassazione obbligatoria a cui tutte le famiglie devono sottostare. Il vero sacrificio Lei lo sta chiedendo a quelle piccole associazioni no-profit che vivono anche grazie a questo contributo.

Vorremo ricordarLe che quest'anno gli studenti dell'Ateneo Cagliaritano hanno subito un aumento indiretto delle tasse, attraverso la rimodulazione delle fasce definite in base al reddito familiare. Inoltre, nel Regolamento studenti si possono trovare altre “novità” come la decadenza e gli oneri per gli studenti fuori corso (insomma, vari sacrifici sono già stati imposti).

Lei richiede “aiuto” e “fiducia”:

Fiducia: Lei chiede di credere in un processo di riforma, che la maggior parte di noi (e anche lei, almeno formalmente) ha osteggiato e al quale noi non vogliamo sottostare. Come si può dare fiducia a chi l'ha già tradita? I ricercatori, sicuramente, ricorderanno bene che in seguito alla loro legittima protesta che ha investito l'intera Italia, la Sua politica all'interno dell'Ateneo si è tradotta nel tentativo di coprire posti vacanti incaricando/assumendo figure non retribuite e docenti oramai in pensione. È questo il modo attraverso il quale ha deciso di far fronte alla crisi e migliorare la qualità dei servizi didattici?

Aiuto: chiedere aiuto a chi subisce in prima persona la Riforma è un po' come chiedere l'elemosina a un senzatetto. Lei parla di una crisi finanziaria, perché non soffermarsi su quelle che sono le cause di questa crisi, considerando che si è preso il disturbo di mandare a noi e alle nostre famiglie una comunicazione?

In cambio di questo nostro sforzo ci promette collaborazione e trasparenza: elementi che dovrebbero in realtà essere impliciti in un servizio pubblico (e non subordinati ad un ulteriore esborso economico degli studenti -per quanto minimo-).

Collaborazione: Chiede collaborazione in cambio di un miglioramento dei servizi didattici, essendo ben conscio del fatto che i vari tagli di questi anni ne hanno causato un generale peggioramento. Crede realmente che i fondi del 5x1000, accompagnati dalla politica di risanamento da Lei messa in atto, possano risolvere questa difficile situazione? Per adesso la sua politica di “razionalizzazione” ha portato solamente ad un impoverimento dei piani di studio (votato negli ultimi manifesti degli studi), come per esempio il taglio a tutoraggi e esercitazioni per materie fondamentali delle varie facoltà. Per quel che riguarda la nostra (Scienze Politiche) le citiamo alcuni esempi come: la soppressione di esercitazioni di Statistica, Sociologia e Politica Economica, tutte materie fondamentali per la nostra formazione.

Trasparenza: In realtà la trasparenza è un vostro preciso dovere (ed un nostro diritto) e non un qualcosa da barattare in cambio della nostra fiducia e del nostro aiuto.

L'università è sempre stato un servizio finanziato dallo Stato, attraverso tasse e imposte, che ora viene degradato da un consistente taglio dei fondi. Lei ci chiede di destinare all’Università il nostro 5x1000, che lo stesso Stato decide di non trattenere affinché possa essere destinato alle organizzazioni no-profit, per colmare un qualcosa che ha deciso di non finanziare più, e quindi una sua mancanza. E tutto questo accompagnato da un continuo aumento delle tasse, più o meno dirette, in ogni campo e senza reali distinzioni tra redditi alti e bassi con una parallela diminuzione dei servizi.

La Sua lettera si conclude affermando che i primi risultati del Suo lavoro (leggasi: applicazione dei tagli) sono confortanti. Per parte nostra, ci sentiamo di poter affermare il contrario: il calo degli iscritti e la consistente migrazione verso altri atenei lo testimonia.

Sarebbe dunque ora di iniziare a dire queste ed altre verità; di smetterla di chiedere le briciole (che nemmeno verranno concesse); di finirla di trincerarsi dietro il paravento del “ruolo istituzionale” e di lasciare spazio e parola a quelli che l'Università la vivono quotidianamente.

Noi non chiediamo, ma pretendiamo ciò che ci spetta di diritto, a prescindere dal 5x1000:

-Una Sua presa di posizione sulle questioni da noi poste in questa lettera,

E visto che potremmo venire accusati di essere poco concreti, chiediamo chiarezza e impegno in particolare su tre questioni precise:

-Campus di Viale La Playa,

-Campus diffuso,

-College di Sant’Efisio.

-E soprattutto: in che modo Lei intende risollevare la Nostra Università dalla crisi che la attanaglia? In che modo intende relazionarsi con le istituzioni che dovrebbero dare un loro contributo? Quali progetti, nello specifico, ha intenzione di implementare?

Chiediamo una sua risposta pubblica a questa nostra lettera.

Collettivo Studentesco Entula Arrubia, Facoltà di Scienze politiche

venerdì 9 aprile 2010

Pecora Nera N°3

Con qualche giorno di ritardo ecco anche il numero di marzo. Si riparte dalla scuola con un occhio di riguardo sui lavoratori e su ciò che accade nel nostro BelPaese
Un saluto dalla redazione

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martedì 6 aprile 2010

venerdì 2 aprile 2010

25 Aprile

Il 25 aprile è vissuto con sempre maggior distacco dai rappresentanti
di quella Repubblica che dall’antifascismo dice di aver tratto la sua
ragione fondante… indubbiamente Lussu, Parri, Calamandrei o Amendola
pensavano che ci sarebbe stato uno scarto netto tra il fascismo e la
democrazia, ma è ormai storia che per i Prefetti di tutta Italia (e
non solo per loro) non fu esattamente così !

Nel vuoto delle commemorazioni ufficiali (ma cosa dovremmo aspettarci
da Floris, Cappellacci e Milia ?) qualcun altro ha dato un altro senso
a questa data: sono i cripto fascisti che, strenuamente difesi dalle
forze dell’ordine, commemorano ogni anno nel 25 aprile la continuità
tra se stessi, lo stragismo degli anni 60/70/80 ed il fascismo
storico. Per meglio sottolineare questa loro posizione organizzano un
happening con tanto di saluti romani ai caduti, e la partecipazione di
sant’uomini come Ciavardini o Merlino a raccontarci quanto si sono
sacrificati per la Patria.



Finora tutti i Prefetti di Cagliari hanno autorizzato questo teatro:
vuole il Prefetto Balsamo unirsi questa tradizione ?

Intende confermare l’opinione che il pubblico si è fatta di lui dopo
la brillante operazione di sgombero poveri a Giorgino ?



In realtà poco importa quale opinione abbia il sig. Prefetto, o i
politici chiamati la mattina a deporre corone di fiori per i martiri
della liberazione nazionale, ma pronti a finanziare e sdoganare gli
esegeti del fascismo.

Non deve infatti destare scandalo che i politici fiutino il vento, e
si mantengano sempre in quello stato di ambiguità che li rende “non
troppo impresentabili”: non a caso in tutti questi anni nessun
rappresentante delle maggioranze politiche locali (e ben pochi delle
opposizioni) ha preso esplicitamente posizione in merito alle truci
parate del 25 aprile.

Così come non scandalizza che a difesa dei fascisti si schieri tutta
la Questura di Cagliari, e che la si trovi pronta a fermare,
identificare ed in qualche caso disperdere e denunciare chi - per
sbaglio o intenzionalmente - incroci nei pressi della parata fascista
con un abbigliamento o un atteggiamento in tema con ciò che (in
teoria) si festeggia il 25 aprile.

Di fatto le provocazioni fasciste sono sempre state comode alla
polizia, che usa queste occasioni per aggiornare i nostri fascicoli -
come di consueto quando l’indignazione porta le persone manifestare la
propria protesta nelle piazze. Se qualcuno risulta un po’ troppo
presente nelle proteste, ecco che il suo fascicolo andrà ad
accrescersi al punto da permettere alla Questura di inviare
“ammonizioni formali” (Avviso Orale), anticamera della richiesta alla
Magistratura per l’adozione di misure restrittive della libertà
personale (Obbligo di Firma, Obbligo di Residenza, Restrizioni di
Orario, ecc.). E come effetto collaterale delle proteste antifasciste
dello scorso anno sono stati sette gli “avvisi orali” emanati dalla
Questura, andando a colpire alcune delle persone più presenti e più
scomode in quel composito panorama del cosiddetto “movimento”, e più
precisamente tra la sua componente anarchica e studentesca.



Il mito del “fascismo del 2000”, che rinnoverebbe i propri riferimenti
e il proprio linguaggio, diventando in grado di crearsi un consenso di
massa, andrebbe ridimensionato e diluito nel quadro di una intera
società che esprime una identità sempre meno inclusiva, un consumismo
superficiale, una cultura brutale ed un ceto politico violento e
rapace. Anzi, in un tale quadro le forze dichiaratamente fasciste
rimangono tutto sommato una sottocultura marginale.

E’ verso questo contesto che dobbiamo rivolgerci e reagire, e vogliamo
perciò costruire un percorso verso il 25 aprile, che passi attraverso
un dibattito complessivo circa la deriva reazionaria della nostra
società: il razzismo, il sessismo, il controllo psichiatrico, lo
scontro sociale e l’imbarbarimento dei rapporti di lavoro, la
pressione clericale, la demolizione dell’istruzione pubblica, la
giustificazione e la promozione della guerra, l’ordine e la sicurezza.

Pensiamo che l’antifascismo non si conclude il 25 aprile, ma si
estende alla lotta di tutti i giorni per sopravvivere come esseri
umani tra esseri umani.



Vi chiediamo allora di essere presenti e di partecipare, ancora una
volta, per dire NO AL FASCISMO

venerdì 19 marzo 2010

Auletta spazio aperto II

Dopo il successo del primo "auletta spazio aperto" abbiamo deciso di bissare, questa volta non sarà un pranzo sociale ma un aperitivo sociale....quindi vi invitiamo per le 17 circa di mercoledì 24 marzo...per ulteriori delucidazioni ecco il volantino. saluti rossi!CLICCA SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRLA

lunedì 15 marzo 2010

Bologna Burns

tra l'11 e il 12 Marzo a Vienna ci sono stati i festeggiamenti
per i 10 anni del processo di bologna da parte dei 46 ministri
dell'istruzione europei, ovviamente il movimento studentesco
europeo non è stato a guardare questa ignobile vetrina..
ma si è mosso attraverso manifestazioni e quantaltro...anche
noi da parte nostra vogliamo far sapere la nostra opinione e
vogliamo ribadire che non possiamo accettare tutto questo.
Qua sotto inseriamo il documento da noi redatto a questo
proposito.
Saluti rossi!

cliccaci sopra per leggere il documento

mercoledì 10 marzo 2010

Pecora Nera N°2

Si prosegue l'attività di pseudogiornalismo con il secondo numero di Pecora Nera, il numero di febbraio di questo secondo anno appena cominciato!
Buona Lettura!

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lunedì 1 marzo 2010

Auletta spazio aperto!


Entula Arrubia invita tutti all'evento "auletta spazio aperto" la manifestazione organizzata per mercoledì 3 marzo inizia alle 13 con il cumbido sociale, libero cibo per libera offerta, successivamente alle 16 presenteremo il film "tutti giù per aria" seguito da una, si spera, accesa discussione sui temi in esso presenti.
Entula Arrubia con la prima di tante manifestazioni vuole in questo modo ribadire e ricordare a tutti che l' Università oltre ad essere un luogo di formazione in senso stretto e anche, e forse soprattutto, un luogo di cultura, socializzazione e di crescita e sviluppo di coscienze critiche. L'auletta rappresenta in questo senso un luogo fisico e idealtipico nel quale poter portare avanti tali propositi.
Vi aspettiamo!
Saluti
Entula Arrubia

giovedì 4 febbraio 2010

Solidarietà ai lavoratori!

Tutti in piazza domani per lo sciopero generale:
(cliccaci sopra per leggerlo chiaramente)

martedì 2 febbraio 2010

Pecora Nera n1 Anno 2


Ebbene sì, l'anno ricomincia e ricomincia anche Pecora Nera! Con una nuova grafica, ripartiamo dal primo numero...
Vi lascio qui con l'editoriale e il file da scaricare...buona lettura!

Questo utile razzismo!

In questi giorni l’attenzione del dibattito politico è tornata ad incentrarsi, prepotentemente, sui temi dell’immigrazione e dell’integrazione, “grazie” ai fatti di Rosarno. La cittadina calabrese è stata infatti teatro di una vera e propria rivolta dei lavoratori di colore contro lo stato di degrado e umiliazione in cui sono tenuti a vivere: si sono ribellati non solo per via delle disumane condizioni di lavoro e di domicilio, ma anche per via dei trattamenti ricevuti da parte dell’amministrazione pubblica locale, totalmente insensibile alle loro sofferenze e al loro stato di bisogno aggravato. La popolazione di Rosarno ha reagito violentemente alle dimostrazioni di protesta dei cittadini immigrati, non considerando minimamente le vicissitudini personali e dunque la legittimità delle dimostrazioni.

L’ autorità statale si è subito affrettata a condannare questi atti di violenza e a criminalizzare l’atteggiamento violento dei rosarnesi, che subito è parso agli occhi dell’opinione pubblica velato di connotati razzisti. Visti i continui attacchi perpetrati dallo stesso governo a danno del diritto di libera circolazione sancito dalla Carta dei Diritti dell’Uomo questo sembra un controsenso. Perché adesso si condanna il razzismo, se fino ad ora non si era fatto altro che promuoverlo? La reazione del governo ai fatti di Rosarno è la dimostrazione di come le pessime condizioni di chi emigra in Italia per scampare alle condizioni delle proprie terre di origine (condizioni tra l’altro causate da politiche che vedono i paesi occidentali come più o meno responsabili) sia non solo disastrosa dal punto di vista dei diritti non riconosciuti, ma sia anche arbitrariamente causata dai politicanti. Se essi sono in grado di rifiutare il razzismo in occasioni come queste, ma continuano nei fatti a sostenerlo (come non citare Umberto Bossi), significa che la nostra classe politica ottiene di benefici da un clima di razzismo.

Quali sono questi benefici? Uno su tutti: la possibilità di poter utilizzare un gruppo sociale nuovo, quale quello degli immigrati, come capro espiatorio di tutti i disagi e le ingiustizie che caratterizzano l’Italia di oggi. La colpa non è mai dello stato inaccettabile delle condizioni dei lavoratori; la colpa non è mai delle banche, perenni sanguisughe; la colpa non è mai dei nostri politici inetti che tutto fanno meno che occuparsi seriamente della gente; la colpa non è mai delle grandi aziende che non esitano a buttare sul lastrico migliaia di famiglie per salvarsi il culo. La colpa è sempre degli immigrati: è colpa loro se non si trova lavoro, e non dei padroni che non hanno alcun interesse a crearlo. Questa forma infame di populismo fu applicata per la prima volta nella storia da Adolf Hitler nei confronti degli ebrei. Doveroso ricordarlo. L’unico aspetto in cui questo populismo differisce da quello hitleriano è costituito dal fatto che le finalità del populismo di allora consistevano nell’ eliminazione fisica degli accusati, mentre il populismo di oggi risponde ad uno scopo utile ai padroni. Questo scopo è la creazione di nuove guerre tra poveri,che incanalano la rabbia del lavoratore italiano non sulla sua condizione di sfruttato, ma per l’appunto sull’immigrato, impedendo così al proletariato italiano di prendere coscienza di classe. Precisamente quello che è successo a Rosarno.

E’ ora che tutti gli sfruttati, indipendentemente dal colore della loro pelle, si ribellino a questo stato di cose e comincino a indirizzare la loro rabbia sui veri responsabili di questo stato di cose. E’ ora di dire basta a tutto questo.




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lunedì 21 dicembre 2009

Pecora Nera n18

Con questo numero si chiude questo lungo primo anno di Pecora Nera. Vi lasciamo con questo saluto della redazione...buona lettura!

Un anno dopo
Essì, è già passato un anno dall'uscita del primo numero di Pecora Nera. Un anno intero e 18 numeri ci hanno forgiato, hanno contribuito ad essere ciò che siamo, hanno dato la possibilità a molti di noi di mettersi alla prova, ma soprattutto ci hanno fatto divertire, arrabbiare, e confrontare...con noi stessi prima di tutto. Dopo un anno sono tante le persone che sono passate dietro questa seppur povera redazione: in tanti hanno scritto, corretto e impostato il giornale, in tanti l'hanno distribuito in lungo e in largo e speriamo che in tanti l'abbiano pure letto. Come scrissi nel primo numero il nostro impegno, anzi, il nostro tentativo è quello di fare controinformazione! Molti di voi potranno prendere in mano il nostro giornale e pensare che sia fazioso, di parte...beh, non avete torto: nessuno prenderebbe in mano il nostro giornale per avere delle notizie di prima mano, per sapere nei dettagli come è avvenuta una determinata faccenda, per quello ci sono altre fonti...noi ci limitiamo a dare un punto di vista, sempre diverso, a seconda di chi scrive, ma comune; noi possiamo presentarvi l'analisi di una legge, ma vi presenteremo prima di tutto cosa vorremmo che cambiasse in quella legge. Noi siamo tutto questo e anche qualcosa in più, e ringraziamo veramente di cuore tutti coloro che hanno "sprecato" un po' del loro tempo per leggere il nostro giornale, anche solo un articolo, vi ringraziamo e vi diciamo arrivederci al prossimo anno...quindi al prossimo mese.

"Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti” Antonio Gramsci


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mercoledì 16 dicembre 2009

TAGLI ALLA DIDATTICA: NON FACCIAMO FINTA DI NIENTE!


Il Ministro Gelmini ha imposto agli Atenei italiani di rivedere nuovamente la loro offerta formativa.

Questo comporterà un peggioramento o un miglioramento della situazione? Valutate voi....

In conseguenza di ciò:

● La triennale in Scienze Politiche passa da Corso di laurea con tre orientamenti ad un corso dal biennio comune e con due indirizzi di specializzazione al terzo anno (politico-internazionale e politico-sociale);

● La magistrale di Governance, che tuttora ha quattro orientamenti, diventa Corso ad indirizzo unico; viene introdotta a fianco ad essa un'altra laurea magistrale, Scienze della Politica, sempre ad indirizzo unico;

● Un Corso di Laurea come Economia e Politiche Europee, che ha ottenuto una certificazione molto importante neanche un mese fa, viene chiuso (rimane solo la sua specialistica, Scienze economiche, che è un Corso Interfacoltà con Economia);

● La triennale di Servizio Sociale e la magistrale di Programmazione dei Servizi Sociali vengono entrambi chiusi, e rischiano l'estinzione a livello nazionale, perché anche le altre Facoltà di Scienze Politiche nel resto d'Italia si stanno comportando come la nostra;

● Tutti i corsi che rimangono (come Amministrazione e Organizzazione e Scienza dell'Amministrazione) devono comunque rivedere il loro piano di studi perché i crediti che gli esami possono avere ora sono 6, 9 o 12, e noi li abbiamo di 5 e 10;



Davanti agli aut-aut del Ministro, la nostra Facoltà è stata costretta a rielaborare la propria offerta formativa in un periodo di tempo brevissimo, lavorando a ritmi frenetici, e senza la tranquillità necessaria ad affrontare una simile prova, di cui non si sentiva proprio la necessità.

L'ultimo Consiglio di Facoltà, che ha approvato questa offerta formativa, ha visto LA DOCENZA FORTEMENTE DIVISA e L'INTERA RAPPRESENTANZA STUDENTESCA CONTRARIA.



Il Ministro Gelmini insiste a dire che questi sono interventi che mirano alla razionalizzazione e all'accreditamento dei Corsi di Studio. A giudicare dagli effetti, non vi sembra che la parola TAGLI possa essere un buon sinonimo di questi provvedimenti?



E questo è solo l'inizio: il disegno di legge Gelmini giace in Parlamento in attesa di essere approvato, pendente sulle nostre teste. Se verrà approvato modificherà l'intera struttura dell'Università italiana, spalancando le porte del Consiglio di amministrazione di ogni Ateneo ad interessi privati e riducendo di fatto gli spazi democratici in esso presenti.

Alcuni dicono che è la fine dell'Università standardizzata, a noi sembra la fine dell'Università e basta... il colpo di grazia di uno stillicidio iniziato più di un decennio fa....



FACCIAMO APPELLO A TUTTI GLI STUDENTI, I RAPPRESENTANTI, I RICERCATORI, LA PRESIDE, I PROFESSORI, PERCHÉ ASSIEME SI ORGANIZZI A GENNAIO UN’ASSEMBLEA DI FACOLTÁ UNITARIA PER RENDERE PARTECIPI TUTTI I COLLEGHI DELLA SITUAZIONE.

venerdì 4 dicembre 2009

Racconti dalla Palestina...le foto!

L'assemblea sulla Palestina organizzata con la collaborazione dell'associazione amicizia Sardegna-Palestina è andata davvero bene...l'Aula Magna era strapiena e tutti sono parsi davvero interessati agli argomenti trattati...speriamo (anzi, ci crediamo proprio) di riproporre un'iniziativa simile assai presto!...nel frattempo eccovi qualche foto...

martedì 1 dicembre 2009

NON C'E' NIENTA DA INAUGURARE!



INAUGURAZIONE DELL’ANNO ACCADEMICO
INAUGURAZIONE DI UN FALLIMENTO

Il 3 Dicembre 2009, dopo 20 anni si inaugura l’anno accademico dell’Ateneo Cagliaritano. Ma cosa c’è da inaugurare?

* Vogliamo inaugurare, per caso, il dimezzamento dei fondi per la ricerca?
* Vogliamo inaugurare, per caso, l’eliminazione di numerosi corsi di laurea?
* Vogliamo inaugurare, per caso, il continuo aumento delle tasse da un paio di anni a questa parte?
* Vogliamo inaugurare, per caso , il processo di privatizzazione dell’università?
* Vogliamo inaugurare, per caso, tutte le nuove riforme con annesso il silenzio di rettore,presidi e corpo docente?

PER NOI C’E’ DA INAUGURARE SOLO

UN NUOVO FALLIMENTO

Contestiamo tutti i partecipanti a questo evento, compresi i molti rappresentanti degli studenti che ,essendo complici di questo sistema, favoriscono i propri giochi di potere partitici o associativi.

Diamo solidarietà a tutti coloro che, seppur invitati, per manifestare il proprio dissenso non si sono presentati a questa buffonata.

Esortiamo i partecipanti, le studentesse e gli studenti a mobilitarsi per una università migliore, anziché farsi abbagliare da false vetrine mediatiche.


giovedì 3 dicembre alle 9 tutti sotto il rettorato in via università per contestare questa parata di ipocrisia!

Pecora Nera n17

Salve a tutti...innanzittutto vi ricordo l'appuntamento di domani in aula magna di scienze politiche dell'assemblea "Racconti dalla Palestina" (vi rimando a questo post)...in secondo luogo ma non per importanza vi presento il numero 17 di Pecora Nera...Al suo interno potrete trovare:

Wto: istruzione e repressione - editoriale di ampio respiro sulla situazione internazionale e nazionale
Rockwool, la verità di una "crisi" - intervista al rappresentante Rsu Gianfranco Zurru
Nuova riforma universitaria - analisi del nuovo ddl Gelmini
Stay Human! - racconto dell'incontro con Vittorio Arrigoni
Il pamphlet di Kallinikos - una magistrale analisi di classe

Tutto nasce dal silenzio
- parola d'ordine "repressione"

Non siamo una èlite
- articolo viscerale sulla situazine attuale

Sia lodato il crocifisso
- AMEN!


Buona lettura!


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lunedì 30 novembre 2009

domenica 29 novembre 2009

Le magliette del collettivo

Ecco a voi in anteprima assoluta le magliette del collettivo Entula Arrubia! Potete ordinarle mandando una mail [scienzepoliticheoccupata(chiocciolina)gmail.com] specificando la taglia e il colore. Il costo per ogni magliettina è di 10 euro. Ringraziamo anticipatamente tutti coloro che ci aiuteranno acquistando una maglietta (o magari anche 2).
Saluti rossi a tutti...eccovi le grafiche:

#001
#002

sabato 21 novembre 2009

Assemblea nazionale studenti e precari


dopo le manifestazioni in tutt'Italia del 17 novembre il 20 si è riunita a Roma l'assemblea nazionale di studenti precari dell'università.
pubblichiamo di seguito l'appello alla mobilitazione che è uscito dall'assemblea, tratto da uniriot.org:

Oggi 20 Novembre una grande assemblea di precari e di studenti, provenienti da tutta Italia, si è riunita alla Sapienza per rilanciare – a partire dalle molteplici iniziative di lotta organizzate in questi mesi nei vari atenei e scuole – un percorso ampio di mobilitazione che rimetta al centro la lotta contro il progetto di dismissione dell'università e che rivendichi un nuovo sistema di garanzie sociali all'altezza delle sfide poste dall'attuale mondo del lavoro. Ad un anno di distanza dall'esplosione dell'Onda, siamo ancora fermi nel nostro rifiuto della crisi economica: noi la crisi non la paghiamo, vogliamo fin da subito riappropriarci del nostro futuro e della ricchezza sociale che ci viene quotidianamente sottratta.


Per queste ragioni chiediamo, in primo luogo, il ritiro immediato del DDL Gelmini – presentato mediaticamente come disegno “innovativo” di riforma dell’Università – che rappresenta palesemente un progetto di riproposizione e cristallizzazione di tutti gli elementi negativi del sistema universitario, denunciati più volte dal movimento dell’Onda:


- non risolve in nessun modo il problema della precarietà né del ricambio generazionale – come propagandato dal Governo – aumentando, invece, il fossato tra tutelati e non tutelati, tra chi è dentro e chi è fuori dal sistema di garanzie sociali;


- non interviene sulla governance degli atenei per innovarla, ma per chiudere i già irrisori spazi di democrazia e partecipazione delle differenti componenti accademiche e consolidare e rafforzare il potere delle corporazioni responsabili del fallimento dell'università pubblica negli ultimi 30 anni;


- indebolisce ulteriormente il diritto allo studio, chiedendo agli studenti di indebitarsi “all'americana” attraverso lo strumento del prestito d’onore, mentre la crisi globale – che mostra il fallimento di un sistema fondato sull'indebitamento – richiederebbe una netta inversione di tendenza e di maggiori investimenti per garantire a tutti l’accesso ai livelli più alti dell’istruzione superiore;


- completa il processo di de-strutturazione e riduzione dell’Università pubblica prefigurando, quindi, un'università complessivamente più piccola, che non risponde alla domanda di maggiore conoscenza e competenze che il nostro paese dovrebbe considerare centrale per le proprie politiche di sviluppo; con l'entrata dei privati negli organi di governo si regalano gli atenei ai poteri locali, senza che questi diano nessun contributo alla crescita dell'università;


- restituisce alle lobby accademiche il controllo sui concorsi, senza incidere sulle pratiche clientelari e mettendo in competizione i precari e gli attuali ricercatori; servirebbe, invece, un piano straordinario di reclutamento, con un numero consistente di concorsi che diano opportunità reali a chi garantisce il funzionamento quotidiano della didattica e della ricerca nei nostri atenei;


- nasconde il progetto di smantellamento selettivo dell'università dietro il paravento della valutazione dei meriti individuali; tuttavia, non si può far finta di non sapere che precarietà e ricattabilità rendono impossibile una valutazione trasparente delle capacità delle persone; la valorizzazione del merito non può prescindere da un serio investimento (anche e soprattutto economico) sulla qualità della didattica e della ricerca e sulla garanzia di autonomia sociale di chi studia, di chi insegna e di chi fa ricerca nelle università. In assenza di tali garanzie, nel contesto Italiano, l'insistenza da parte governativa sul merito si risolve in uno strumento di ulteriore ricatto per i precari. La retorica dell'efficienza e della meritocrazia altro non è che uno strumento per dequalificare ulteriormente il sapere, per stratificare e declassare la forza lavoro.


Specularmente, il taglio dei finanziamenti per la scuola contenuto nella legge 133 di 8 miliardi di euro e la legge 169 con la cancellazione delle compresenze e del modulo determinano un netto peggioramento della qualità della didattica e producono migliaia di licenziamenti. A questo si aggiunge il progetto di legge Aprea che, se approvato, porterebbe l'ingresso dei privati nelle scuole e sarebbe causa di una assurda gerarchizzazione della classe docente con la repressione della libertà di insegnamento e dell'autonomia dei docenti. Allo stesso modo, la volontà di aziendalizzare la scuola uccide l'emancipazione culturale degli studenti. Il protagonismo del movimento dei precari della scuola, dei genitori e degli studenti di questi ultimi mesi si salda naturalmente con la lotta che parte dalle università per costruire una grande risposta unitaria di tutto il mondo della conoscenza contro l'attacco mosso da governo.



In un contesto di forte crisi sociale e produttiva, l’investimento politico ed economico sulla Scuola, sull'Università, le Accademie, i Conservatori e sulla Ricerca come beni comuni dovrebbe essere il principale strumento per il rilancio del paese, fondato sulla qualità della vita delle persone e che sappia andare oltre i limiti del modello fallimentare imposto dall'attuale classe dirigente ed imprenditoriale. L'attacco alla Scuola e all'Università al quale stiamo assistendo è parte di un'aggressione più generale, tanto più anacronistica proprio perché cade nel pieno del fallimento delle politiche di smantellamento dello stato sociale condotte negli ultimi tre decenni.



Non è un caso se l'Onda ha fatto breccia nell'immaginario: ha saputo, infatti, esprimere i bisogni e i desideri di una nuova generazione. La generazione dell'Onda ha mostrato, nel cuore della crisi globale, che in una società della conoscenza l'accesso pubblico all'università e la qualità del sapere, sono degli elementi di nuova e piena cittadinanza. Oggi, alla luce del nuovo progetto di riforma e assunto il definitivo fallimento del modello del 3+2, pensiamo sia ancor più centrale riaprire, in tutti gli atenei, la lotta per l'accesso e per la qualità del sapere, per l'abbattimento delle forme di blocco, di selezione e di segmentazione dei percorsi formativi (numeri chiusi, test d'ingresso, percorsi d'eccellenza), per la rivendicazione di spazi di decisione sulla didattica e sulla ricerca e di autogestione dei percorsi formativi.


Scuola, Università, Accademie, Conservatori e Ricerca sono parte di un modello innovativo di welfare che sappia rispondere alle attuali forme di sfruttamento. La continuità del reddito, l'accesso alla casa e alla mobilità sono bisogni ormai imprescindibili. Solo rispondendo al problema della precarietà di chi studia e lavora nei luoghi della conoscenza con la definizione di un nuovo welfare, si oppone una risposta al governo che non sia corporativa, ma che sappia parlare all'intera società e attraversarla. Per queste ragioni riteniamo decisivo rilanciare nelle prossime settimane una campagna, in tutte le città, per rivendicare forme di erogazione, diretta ed indiretta, di reddito per gli studenti e i precari, che vada nella direzione del rifiuto delle forme di precarizzazione.



Per questo, da oggi, studenti e lavoratori precari lanciano una vera e propria campagna di mobilitazione che unifichi le lotte portare avanti nelle scuole e nelle università e che, a partire da questa Assemblea nazionale, abbia il passo abbastanza lungo da mettere in discussione il percorso di questo DDL e porre all'ordine del giorno nazionale l'elaborazione di un nuovo sistema di welfare all'altezza delle sfide della società della conoscenza.

Si propone di:



- organizzare iniziative di mobilitazione sui territori, in forme molteplici, il 2 dicembre;


- in occasione dell'11 dicembre vogliamo generalizzare lo sciopero e assediare il Ministero, a partire dalla mobilitazione già lanciata dai coordinamenti e dai precari delle scuole e dai sindacati;


- assediare il Parlamento in concomitanza con il calendario di discussione e votazione del DDL;


- organizzare una grande manifestazione nazionale a Roma a inizio marzo che, partendo dalla difesa e dal rilancio dal mondo della conoscenza, coniughi la necessità di eliminare la precarietà lavorativa ed esistenziale con il contrasto delle migliaia di licenziamenti giustificati pretestuosamente con la crisi rivendicando un nuovo sistema di welfare fondato sulla continuità di reddito per tutti, l'accesso alla mobilità alla casa e ai servizi.


Assemblea nazionale dei precari e degli studenti

domenica 15 novembre 2009